In questo episodio mi confrono con due professionisti: Michele Castellano, fisioterapista di atleti élite di rugby e sollevamento pesi, e Alessandro Gismondi, medico dello sport. Si parte da una domanda scomoda: cos'è davvero un infortunio? Dalla definizione dipendono i tassi riportati dalla ricerca e la gestione clinica. Si attraversano gli infortuni tipici della forza (lombare, spalla, ginocchio, e nel professionismo polsi e gomiti), il mito del sollevamento pesi come sport pericoloso, la prevenzione che parte dallo strength e conditioning e le evidenze scientifiche nei percorsi terapeutici. Poi scendiamo dove fa male, le parole di un clinico distruggono una persona in due minuti: "non solleverai più in vita tua", "smetti o a sessant'anni sarai disabile". Frasi sparate addosso a chi vive per il movimento. Il Dott. Gismondi le ha sentite svegliandosi da un'operazione per due ernie del disco. Un anno dopo ha spedito al neurochirurgo il video di un suo stacco da 180 chili. Tra "riposo per sempre" e "diventa campione" esiste una terza strada: lavoro, fasi, onestà. Se ti hanno detto che il tuo corpo è rotto e che muoverti peggiora tutto, questo episodio è per te. Capirai perché gran parte del mal di schiena non ha un colpevole preciso, perché tecar e laser valgono quanto l'acqua fresca, e come riconoscere chi ti accompagna invece di venderti un metodo, ascoltalo per intero. #medicodellosport #fisioterapista #maldischiena 📌 Punti chiave in questo episodio: 🩹 L'infortunio non è il dolore: è ciò che ti impedisce di praticare. 🏋️ Il sollevamento pesi ha tassi di infortunio dieci volte più bassi del calcio. 🧱 Niente strength e conditioning, è la base insostituibile, non un accessorio. 🔌 Tecar, laser, ultrasuoni, onde d'urto: evidenza vicina al placebo, tempo e soldi buttati. 💪 Due ernie del disco operate, ritorno a 180 kg di stacco. Il recupero esiste, ma è lungo.
In questo episodio mi confrono con due professionisti: Michele Castellano, fisioterapista di atleti élite di rugby e sollevamento pesi, e Alessandro Gismondi, medico dello sport. Si parte da una domanda scomoda: cos'è davvero un infortunio? Dalla definizione dipendono i tassi riportati dalla ricerca e la gestione clinica. Si attraversano gli infortuni tipici della forza (lombare, spalla, ginocchio, e nel professionismo polsi e gomiti), il mito del sollevamento pesi come sport pericoloso, la prevenzione che parte dallo strength e conditioning e le evidenze scientifiche nei percorsi terapeutici.
Poi scendiamo dove fa male, le parole di un clinico distruggono una persona in due minuti: "non solleverai più in vita tua", "smetti o a sessant'anni sarai disabile". Frasi sparate addosso a chi vive per il movimento. Il Dott. Gismondi le ha sentite svegliandosi da un'operazione per due ernie del disco. Un anno dopo ha spedito al neurochirurgo il video di un suo stacco da 180 chili. Tra "riposo per sempre" e "diventa campione" esiste una terza strada: lavoro, fasi, onestà.
Se ti hanno detto che il tuo corpo è rotto e che muoverti peggiora tutto, questo episodio è per te. Capirai perché gran parte del mal di schiena non ha un colpevole preciso, perché tecar e laser valgono quanto l'acqua fresca, e come riconoscere chi ti accompagna invece di venderti un metodo, ascoltalo per intero.
#medicodellosport #fisioterapista #maldischiena
📌 Punti chiave in questo episodio:
🩹 L'infortunio non è il dolore: è ciò che ti impedisce di praticare.
🏋️ Il sollevamento pesi ha tassi di infortunio dieci volte più bassi del calcio.
🧱 Niente strength e conditioning, è la base insostituibile, non un accessorio.
🔌 Tecar, laser, ultrasuoni, onde d'urto: evidenza vicina al placebo, tempo e soldi buttati.
💪 Due ernie del disco operate, ritorno a 180 kg di stacco. Il recupero esiste, ma è lungo.
ciao
benvenuti a un nuovo episodio di peso le parole podcast
anche oggi uno degli episodi speciali
con più di un ospite
diciamo perché ho due professionisti con me
michele castellano benvenuto ciao max
bentornato grazie questo è il secondo
secondo episodio che giriamo
quindi dottore fisioterapista
molto specializzato
in atletidi elite quali
regbi sollevamento pesi ma anche altre cose immagino
assolutamente
e dottore alessandro gismondi
presente medico dello sport hmm hmm confermo
bentornato anche tu grazie
è un piacere essere qui come stai
tutto bene grazie
l'episodio di oggi appunto
tratterà degli infortuni più tipici
ora vediamo come presentarli
perché mi direte voi quali sono i più tipici
e sarebbe interessante
capire anche quali sono quelli più ostili diciamo
e capire se tra gli ostacoli
ci sono anche
questo secondo me è molto interessante
dal punto di vista
degli ascoltatori
e
frequenti inter non proprio eccezionali hmm hmm cioè
tipicamente questa cosa dovrebbe fare alcune tappe
non si fa mai così per
x motivi che possono essere o professionali o
de sport demand
eccetera eccetera eccetera
quali sono gli infortuni più tipici
ok allora se parliamo di
attività contro resistenza quindi di di pesistica
sono quelli che vengono riportati in tutte le le
gli studi osservazionali che sono appunto
lombare spalla e ginocchio
io farei una distinzione poi tra sport
amatoriale e sport
professionistico
perché per esempio nella mia esperienza
con gli amatoriali questa è una
diciamo una statistica che si tenta a ritrovare
ma quando ti approcci ai professionisti
subentrano anche altri tipi di infortuni sicuramente
minoritari rispetto a quelli che abbiamo detto
ma comunque presenti
e io mi sono dato la spiegazione
perché dipende dagli altri carichi
perché ovviamente è un professionista e
lavora in un certo modo con
certe anche predisposizioni genetiche
arriva a sollevare dei carichi
che sono vicini al proprio massimale
mentre un amatoriale per x ragioni è comunque
al di sotto del suo potenziale genetico quindi
tante problematiche
non le incontra
proprio perché non arriva alla sua massima espressione
per esempio oltre a questi abbiamo detto
nel professionismo io spesso
noto problematiche distorsive a carico di polsi
e a carico dei gomiti
problematiche
che non vengono
menzionate dalla statistica
perché effettivamente sono minoritarie
però sono tra le problematiche più gravi
che io trovo nel professionismo del sollevamento pesi
e parlo nel sollevamento pesi olimpico
che poi già nel powerlifting nel crossfit
eh si potrebbe fare un discorso a parte
però se identifichiamo lo sport olimpico
di sollevamento pesi come riferimento
si può fare questa distinzione
quindi nell'amatorialità c'è sicuramente
infortuni legati
al ginocchio alla spalla e alla
lombare che sono quelle delle evidenze
scientifiche alloggi disponibili
nel professionismo
a questi si sommano
anche degli episodi molto più gravi
a carico di spa di gomiti e polsi
e invece nel settore
subelite e al di fuori del sollevamento pesi
allora io eh farei prima un passettino indietro
perché partirei dalla definizione di infortunio
che non è molto facile da dare e anche
in ambito di ricerca è un pochettino problematica
la questione
eh ti faccio un esempio banalissimo eh
frattura del polso in un eh giocatore di calcio
secondo te può essere considerato un infortunio
secondo me no perché
sarà stato traumatico non è stato cioè non
non la vedo come una cosa tipica dei gesti sportivi
durante la partita di calcio ok e se adesso
ti dico che eh il giocatore di calcio è un portiere
lo consideri un infortunio interessante sì
perché limita la sua performance
limita le sue prestazioni le capacità di allenarsi
le capacità di competere
quindi a seconda di come definisci l'infortunio
cambia anche il tasso di infortunio
quindi se io definisco un infortunio come un dolore
così a specifico
che si presenta durante gli allenamenti ma che non
limita la capacità dell'atleta
di partecipare agli allenamenti o alle competizioni
è un conto se definisco invece l'infortunio come eh
un qualcosa che ne limita la capacità
di partecipare agli allenamenti o alle competizioni
è un altro
e se io cambio la definizione e cambio il tasso di
infortunio mi sballa completamente
tutta la ricerca infatti ehm
molta della della ricerca che ha nominato castellano
eh è abbastanza chiara a riguardo e ehm
chiariscono come ehm
appunto la definizione
che molto spesso non viene data
neanche negli studi che le riportano per cui
parla si viene parlato di tassi di infortunio
però non viene specificato che cos'è l'infortunio
e quindi se magari vengono aggregati più studi con
definizione di infortunio diverse
viene da sé che
poi il tasso di infortunio che viene
descritto per un tipo di sport
è molto aleatorio o comunque magari non rispetta
in maniera eh
chiara e veritiera
quella che poi è la realtà e la pratica clinica
difatti per esempio nel powerlifting il
tasso di infortuni che viene
descritto come numero di infortuni
ogni mille ore di
ogni diecimila di partecipazione
si aggira tra i due e i quattro ovvero
ogni diecimila ore di partecipazione
c'è una buona probabilità che tu avrai
dai due ai quattro infortuni ok
che ha un tasso infortuni estremamente basso
se lo compari a il calcio
per esempio che è lo sport più praticato e che ehm
in cui il tasso di infortuni si aggira intorno al ai
ai venti quindi
praticamente dieci volte tanto ok sebbene
poi alla fine
se vai a considerare i pesi vengono spesso considerati
quello sport per eccellenza dove ti fai male
anche se come puoi vedere il tasso di infortuni
non è neanche lontanamente paragonabile
se ci pensate ma è una cosa abbastanza buffa
perché ad esempio è venuto ivan
polichetti che è un powerlifter
che ultimamente si è specializzato molto in panca
piana e lui ha scoperto il powerlifting
grazie a un infortunio
è stato mandato in palestra per fare rinforzo
ma questo è comune come che si identica cosa abbroccio
frefree si ritrova e e no
scusami ha ha senso perché
eh nel senso la controllabilità di un allenamento
eh powerlifting
è molto sovrapponibile
alle metodiche d'allenamento per il rinforzo
esattamente quindi lo trovo abbastanza
normale
che ci sia un tasso di infortuni molto più basso
di uno sport imprevedibile con contatti
traumi e non a caso se tu fai prevenzione
utilizzando l'allenamento
controresistenza come preparazione
il tasso di infortuni specialmente quelli sovraccarico
si dimezza e certo non a caso
sviluppi adattamenti distutali che ti permettono di
tollerare le prestazioni che tu vuoi avere sul campo
e ti infortuni di meno adattamenti tissudali
scusate faccio un piccolo
off topic ma tanto so che ci tenete anche voi
senza un certo stimolo non avvengono no
assolutamente no
anche mentale non solo del tessuto eh
se non ti applichi
eh a imparare qualcosa
non non apprendi mi
volevo collegare a quello ha detto il dottore
riguardo la definizione di infortunio
che è molto interessante perché è una
tematica che sembra un po più filosofica
ma in realtà secondo me è consistente
perché effettivamente
nelle varie pubblicazioni che ho fatto
hmm per definire l'infortunio
ho avuto un po di difficoltà
perché ognuno aveva un po la sua definizione
di infortunio cioè che cos'è l'infortunio
il dolore la disabilità
legata a quante
a quanto tempo
legata a che grado di dolore
quindi ci sono dei parametri molto
soggettivi quindi tocca
mettersi d'accordo
perché se è tutto il dolore un infortunio
allora siamo tutti infortunati e nessuno fa niente
e tra le varie definizioni
quella che ho scelto per alcune
pubblicazioni è stata quella dello i o c
del international olympic commitment
che definisce l'infortunio come un qualcosa che un
trauma psicofisico
che ti impedisce di praticare la tua disciplina
sportiva specifica
per oltre le quarantotto settantadue ore
quindi al di sotto di due tre giorni
momentaneamente di problema
non si può parlare di infortunio ok
quindi questa è una definizione che secondo me io
sposo appieno
perché rappresenta esattamente quella che è
la la continuità dello sport perché se uno pensa che
soprattutto in un percorso agonistico che sia
finalizzato al professionismo o alla maturità
ma comunque il percorso agonistico quello è
è impensabile
non provare dolore durante questo percorso
bisogna capire
però col professionista ovviamente di riferimento
ma quello che invoglio e
incido ognuno dei miei pazienti atleti a fare
è di percepirsi quindi di capire se quello che tu hai
è un infortunio
oppure no basandosi su questa definizione che penso
possa essere condivisa anche da un puntista
empirico in più insomma ce lo dice
un organismo internazionale quindi tendiamo a fidarci
no assolutamente concordo con questa definizione c'è un
un film
molto bello sul football americano dove durante un
un allenamento
eh un giocatore viene placcato va a terra
il giocatore non si rialza il coach va lì e gli fa
eh ti fa male o sei infortunato e lui fa
qual è la differenza
beh se ti fa male ti puoi rialzare
sei infortunato non puoi tornare in campo no no no
mi fa male ma sto a posto
e ti fa capire come appunto un conto è dire
eh ho dolore ho dei sintomi un altro conto è dire
non posso partecipare allo sport
non posso performare come vorrei assolutamente
eh tant'è che eh quel
genio di greg nacols è riuscito a fare un uno studio
eh basandosi su dei questionari e ha visto come
eh circa il sessantatré per cento dei powerlifting
dei powerlifter riportavano
un infortunio che se lo paragoni al tasso di infortuni
basso che ti ho
descritto prima è un pochettino discordante la cosa
infatti anche in quel caso infatti lui nel
questionario
diceva semplicemente ti sei infortunato o meno
ma non dava una definizione infortunio
quindi se per infortunio intendiamo
mi sto allenando ma
ho un doloretto qua mi fa un pochettino male lì
ho continuato ad allenarmi è un conto un altro conto è
mi sono infortunato non riesco più ad allenarmi
o ancora mi sono infortunato
ma devo cambiare la mia programmazione
allenante per poter agire la cosa
cambi la definizione cambi il tasso di infortuni
e cambi anche la gestione a quel punto
allora prima di parlare di eh tre infortuni
tipici che scegliamo e condividiamo i percorsi da
medico dello sport e fisioterapista
ehm voglio introdurre un tema che sicuramente
all'amatore allo sportivo medio
diciamo la persona che magari fa anche uno sport
in maniera appassionata
ma non ha competizioni in programma
perché ehm a volte arrivano agli infortuni
perché nella preparazione nella programmazione si fa
eh molto gesto sport specifico
e eh magari ci sono delle cose che vengono trascurate
in questo tema ovviamente
rientra la stabilità articolare
l'abilità quindi la coordinazione
e e la mobilità
e eh io lo
chiedo a tutti i professionisti che si occupano di
di sport in generale
perché trovo che ci sia ancora confusione
sul grande tema
degli esercizi specifici per gli
extrarotatori dell'omero
la stabilità del ginocchio il ciclo del passo
eh spingi solo sui metatarsi non sulle dita del piede
la gabbia toracica che non si espande
non si comprime quindi poca stabilità del core
e ci sono alcuni che
nella programmazione
ci sta un trenta per cento di esercizi specifici
di stabilità hmm hmm tanti altri che dicono ragazzi
in trend and conditioning fate rinforzo
si porta tutto appresso
il le le metodiche di rinforzo
ce l'abbiamo una tesi universale su
su questo ragionamento qua beh penso che si può hmm
convogliare il nostro
punto di vista in un unico che è legato
al buon senso
allora se non c'è una base
di strength conditioning
parliamo del nulla
quindi tu ti devi allenare bene e per bene
intendiamo in maniera
è completa rispetto quello che è il tuo sport
e in quello che è la preparazione di base
perché molti si scordano che qualsiasi ehm sport
tu pratichi cioè prima di essere un pesista
un calciatore
un giocatore di qualsiasi altro sport
tu devi essere un atleta
quindi se tu non hai una base atletica
diciamo che atletica si hmm si può fare riferimento
inconsciamente
alla parte appunto
atletica della corsa ma per atletica si intende
questa è una vecchia definizione la parte fisica
quindi se tu non hai una preparazione fisica di base
atletica
era un vecchio concetto io son cresciuto in quell'idea
ma adesso dici appunto
preparazione fisica
ma prima si diceva preparazione
atletica ma si coinvolgevano tutte le capacità sia
condizionali che coordinate
quindi tu non hai questa base
di preparazione
non puoi costruire niente un pontista tecnico
o meglio lo puoi costruire ma arriverai a un punto
in cui ti spaccherai
perché non avrai quella capacità di tolleranza
ai carichi che ti costruisce la base così
come la zona due ti costruisce la base per l'endurance
non potrei costruire nulla quindi
la party string conditioning rappresenta la prima
e non l'unica però
sicuramente la prima e insostituibile eh
capacità di prevenzione infortuni
sopra di quello tu vai a costruire che cosa
quelle che sono le modalità sport specifiche
per ogni atleta
quindi se fai ovviamente sport di over head avrai
certamente
certa attenzione rispetto che se giochi a calcio ok
e al gradino ancora più superiore
quindi facendo una piramide basata sulla
da quella che è più evidente
o se in conditioning
e poi delle attività di allenamento sport specifiche
alla punta
noi cosa possiamo mettere possiamo mettere le
interindividualità
fra atleti ossia ci sono atleti più rigidi
atleti che hanno già delle problematiche pregresse
e lì vai a costruire quindi a fai un telo red
quindi vai a a sartorizzare intorno all'atleta
quello che poi è l'attività che gli che gli occorre
cioè questo è quello che bisogna fare
se ci perdiamo troppo in dettagli ci perdiamo tutto
quindi va bene che tu puoi avere che ne so la caviglia
rigida
ok ma quanto fai di squat com'è il tuo gesto tecnico
com'è la tua qualità di allenamento la programmazione
dopo che hai scremato tutto questo
puoi arrivare a fare un lavoro ultra specifico
quindi fondamentalmente quasi l'opposto
di quello che spesso si fa
boh dipende io sono negli ambienti dove lavoro
eh si fa questo
propongo questa visione e vedo che viene accettata
quindi ti parlo sia di professionismo del rugby
ehm e della petistica
sia di amatorialità
quindi dipende un po dall'ambiente che incontri non
non ti so generalizzare
dipende cioè ho visto di tutto eh nella mia vita
cose bellissime e cose bruttissime
quindi non mi meraviglio di nulla
però questo è quello che poi alla fine funziona
ma non lo dico soltanto io cioè è
è proprio quello che emerge cioè la esistono due scuole
diciamo di pensiero
estrema un po quello che stai un po dicendo tu
quello che dici
basta che carichi fai quello che ti pare tanto ti
adatti e quello che dice che se non fai le cose
esattamente
una certa tecnica esattamente un certo modo e poi ti
spaccherai no in realtà c'è sempre una famosa via di
mezzo cioè è vero che il tessuto si adatta
ma la specificità deve essere altrettanto valida
quindi questa piramide che si basa ripetiamo su un
una parte di preparazione fisica fondamentale
una preparazione sportiva specifica per quello sport
e sopra un lavoro di interindividualità
che rappresenta appunto un percorso
motorio specifico per quelle carenze
per quella storia clinica del paziente atleta
per una serie di competenti hmm di variabili
è fondamentale
questa è l'unica che può funzionare eh però ecco
inizialmente da come l'hai detta sembrava che la base
della piramide è appunto la costruzione
della preparazione atletica
soprattutto in tema di estrane conditioning
sì ma stein conditioning
contempla tutto cioè contempla la forza
e quanto la resistenza
cioè spesso si fa questo errore a pensare che lo
stein conditioning sia solo forza
questo è un bias cioè non è vero
se tu fai per esempio per dirti una un esempio il
la certificazione c s c s
con l n s c a
sì c'è una certificazione in strength conditioning
ma tu la studi la parte
di resistenza
la parte di velocità la parte di bilometrica
questo per fare un esempio che poi alla fine
con strength conditioning questo è un bias che vedo
frequentemente si pensa che ci sia solo la forza
la forza è una componente fondamentale
ma non è l'unica esistono
le capacità coordinate e le capacità condizionali
che sono fuse in questa parola
bellissima inglese e si chiama strength e conditioning
ma è una preparazione fisica completa è quella
a cui mi riferisco hai risposto
alla domanda che non ti ho fatto
ok ok immaginavo eh sì
concordo
perfettamente con quello che ha detto il collega
cioè nel senso
eh molto spesso eh
ti capitano pazienti che non hanno proprio le minime
basi per poter affrontare un percorso
di abbigliativo e può essere anche un momento
è estremamente utile per colmare
tutte quelle che sono queste carenze cioè della serie
ok abbiamo eh l'arto inferiore sinistro infortunato
occupiamoci nel mentre
visto che non possiamo
trattare quello di tutto ciò che è il resto quindi
sviluppiamo la parte superiore ci occupiamo della
del condizionamento aerobico
e proviamo a colmare le altre basi nel mentre che il
i tempi
biologici di recupero che sottolineo non si possono
accorciare in nessun modo a meno che michele
non ha trovato qualcosa nel mentre
no però penso saresti milionario
eh quindi a discapito di quello che eh si possa dire
i tempi biologici di recupero non si possono accorciare
al massimo
noi possiamo stare dietro e accorciare i tempi
riabilitativi provando a ehm diciamo eh
andare a sollecitare i tessuti
nella maniera più adeguata possibile
ma anche in quel caso se provi a forzare le cose
molto spesso
non finiscono bene e finisci a perdere più tempo
di quello che
non avresti
perso se perso se avessi fatto le cose con calma
allora
troviamo
tre infortuni hmm e
non solo quelli che sono più comuni a livello di
pubblicazioni vediamo di incrociare i mondi
perché tu comunque ti occupi molto più di clinica e
a che fare anche con persone che
non sono neanche lontanamente atletiche
non neanche atleti atletiche
d'accordo e e tu invece insomma
c'è un'altra popolazione
anche se so che ti occupi ovviamente di tutti
però diciamo la ma la maggior parte dei clienti
dei pazienti
la maggior parte so belli sportivi insomma sì sì
quale può essere quali possono essere tre infortuni
che vi capitano spesso entrambi schiena sì schiena cioè
mamma un'impazzisce sì sì schiena schiena la lombare
comunque vincerà sempre sì lo sai
ma è anche la problematica
più diffusa al mondo come stabilità eh esattamente
quindi si ritrova anche nella nostra pratica quotidiana
senza un paio di dubbio certo
cioè se consideri che almeno una volta nella vita
una persona hmm eh ha esperienza fisica del dolore
specialmente del dolore eh lombare
hmm e come diceva castellano
è la principale causa di disabilità al mondo
capisci quanto sia frequente questa problematica
qual è il meccanismo tipico
ehm diciamo i fattori predisponenti ah questa
questa è una domanda fantastica perché potrei sentire
di tutto e poi troverai invece gli esperti del settore
quelli che studiano pubblicano e i massimi
esponenti in materia che ti diranno che tra il novanta
e novantacinque percento dello back pain
del mal di schiena è totalmente a specifico
e quindi non puoi andare a identificare
una causa precisa quindi non posso andare a indicare
con il dito e puntarlo controverso
un muscolo un
tendine un osso
un'articolazione
una cartilagine che è la causa dei sintomi del paziente
e eh
è un un passaggio molto difficile da eh
far arrivare al paziente
perché molto spesso viene da te e pretende la diagnosi
cioè pretende di sapere qual è la causa del suo dolore
e come se fosse utile
come se fosse utile perché al paziente perché al
perché al paziente pensa ok
perché abbiamo questa mentalità
biomedica perché pensa ok io ho identificato questo eh
questo problema
posso andarlo a
recidere tagliarlo ehm
trattarlo in modo specifico
e ho rimosso la causa del mio dolore
però come dicevo nella stragrande maggioranza dei casi
non è così e ehm
parlo anche per
esperienza personale ho sofferto di mal
di schiena da
quando avevo quattordici anni
mi so mi sono state date tutte le diagnosi
possibili e immaginabili
nessuna era eh
fondata nessuna aveva un
un vero criterio diagnostico dietro a supportarlo
e poi la cosa ehm
interessante è che
la seconda della
diagnosi cambia anche il trattamento per cui
in un caso è l'obsoas
che è a contratto e quindi devo fare immobilità
in un altro caso è eh la lombare
che è accentuata
e quindi devo andare a rinforzare il core
però poi non c'è nessuna evidenza nessuna prova che
queste siano realmente le problematiche o
che il trattamento poi vada a risolvere
effettivamente la cosa
poi eh
come dicevo prima la maggior parte delle volte
il paziente pretende
di eh sapere qual è la causa
e non capisce che
dopo aver escluso tutto ciò che c'è di grave quindi
ehm problematiche oncologiche traumatiche
problematiche infettive problematiche neurologiche
una volta che ho escluso tutto questo
e so sto tranquillo
che il paziente non ha nulla di grave
cioè la strada è libera io posso fare quello che voglio
eh cioè io e il paziente
possiamo fare quello che vogliamo
è molto liberatorio questa cosa
però purtroppo ecco molto spesso la libertà
spaventa un pochettino perché il paziente
vuole essere incanalato in in una
corsia in una
diagnosi e vuole seguire un determinato percorso
senza capire che
questo percorso molto spesso
è eh caratterizzato da tanti alti e bassi
e io personalmente non ho mai
forse un paziente ha avuto un decorso estremamente
lineare dalla
dalla diagnosi al recupero completo
ma nella mia esperienza
personale questo non capita quasi mai
io
signori ho un'idea un po diversa da quella che insomma
avete esposto
nel senso che secondo me
dare una diagnosi precisa al paziente è utile
al paziente in modo tale che dà un nome e un cognome
alla problematica poi
come sempre facciamo
cioè non è che possiamo essere
mai sicuri che sia esattamente quella la struttura c'è
sempre un margine di imprevedibilità e di non
conoscenza della struttura anatomica
quindi questo vale per tutto
anche per le problematiche più conclamate e più chiare
quindi secondo me dare un nome
hmm di agnosica alla problematica permette
comunque di dare al paziente un nome al problema
che da un punto di sta psicologico fa tanto
cioè perché non c'è cosa peggiore
che avere una problematica che tu non conosci
i professionisti non sanno come chiamarla
tu sei nello sconforto
una volta un papà mi fece questo esempio
di questo figlio
di di suo del suo figlio che aveva una problematica
che i medici del bambino gesù di natura respiratoria
non sapevano come
come chiamare come attribuire quindi tanto più la cura
e lui una volta in uno sfogo mi disse eh
preferirei che mi dissero
che mio figlio sta per morire
piuttosto che ehm
continuassero così a non dirmi nulla ovviamente la
disperazione di quel padre
cosa si vinceva la sua disperazione nel non sapere
ovviamente la sua risposta era esagerata rispetto
o alla possibilità invece di cura
però è comprensibile cioè umanamente una risposta
hmm è legata all'ignoranza di una materia
è comprensibile cioè il cervello va nelle direzioni più
disparate e non lo fermi
più poi quando comincia a schizzare così ecco
là che poi arriva il santone che ti propone qualcosa
ecco là la cura miracolosa
invece noi come
professionisti secondo
me abbiamo il dovere di dare un nome e un cognome
a una problematica
anche se non siamo totalmente sicuri
a patto di aver escluso
tutte le persone
red flex in tutte le problematiche più gravi
ovviamente per non
creare nessun nocebo anche poi
eh pratico e realistico però
dentro di questo
dobbiamo avere un'idea di quale tessuto
sta originando il dolore
quello che non sappiamo che è un po legato
al concetto di
non specific che lo back pain
che io contesto abbastanza
è il fatto che se pur noi identifichiamo il tessuto
che scaturisce il dolore
non possiamo sapere perché in alcuni
da così tanta disabilità e dolore in altri meno
in quello è il non specific
io non lo chiamerei non specific lo chiamerei
che non lo conosciamo
cioè non conosciamo
l'esperienza del dolore di ogni persona
però il tessuto che origina il dolore quello
lo dobbiamo a mio avviso eh identificare
anche perché se hmm
non sappiamo come
eh appunto approcciare con la cura
cioè quando noi proponiamo comunque un percorso
abitativo dobbiamo avere un'idea cioè
sennò è un problema che ipotizziamo sia
faccettari o delle faccette articolari
ovviamente tutte le per
estensioni saranno quelle che cercheremo di evitare
così come se pensiamo ci possa essere
una irritazione alla radice a causa del disco
dobbiamo per forza invece
evitare tutte quelle sono le flessioni quindi
per me dobbiamo dare un nome
al problema per tranquillizzare il paziente
identificare un percorso di cura ragionevole poi work
in progress
verrà visto qual è la problematica e come si evolve
questo insomma diciamo mi interessava
puntualizzare su questa cosa
del non specific
perché questo lo reputo
soprattutto un trend legato molto alla moda attuale
cioè quello di dare una possibilità a tutto
una relatività a tutto
in realtà non è così cioè in medicina non
abbiamo i criteri
i c f che sono dei criteri con cui noi identifichiamo
delle diagnosi specifiche
a problemi specifici quindi
viene dalla formazione proprio medica clinica di base
e dare un nome a un problema
poi ragazzi esiste anche
l'insicurezza
e l'incapacità del professionista di fare questo che è
ragionevolissimo
ma è un nostro problema
cioè siamo noi che dobbiamo allora
skillarci di più cioè
prepararci di più per poter dare risposte più efficaci
poi sull'andamento
nessuno può prevedere come andrà
da un semplice mal di schiena a un'ernia espulsa
nessuno
l'unica cosa che paga è il lavoro quindi devi mettere
là a lavorare
e nell'evoluzione con tutte le variabili che ci sono
le interazioni personali i sostegni psicologici
i cambiamenti della terapia
l'integrazione farmacologica
e alla fine alle volte anche la chirurgia
sono dei componenti e vanno volare
work in progress allora vi riporto
questo sul campo da battaglia della pratica quotidiana
soprattutto al di fuori dei dei vostri settori
perché ehm capita anche per esempio nei percorsi
motori quindi da trainer da coach
da kinesiologo come lo vuoi dire
capita a tutte le persone che somministrano
esercizio fisico
di eh avere queste persone che hanno
dolori ricorrenti con momenti di riacutizzazione
ovviamente gli si chiede che cos'hai
che cosa non hai e ti dicono guarda sì
c'è una protlusione a spondilo
distese eccetera eccetera ho fatto diversi percorsi vi
si vedrà via di riabilitazione ma alla fine
m'hanno detto che devo fare rinforzo
ma questo dolore si ripresenta eh
lì è a specifico o specifico
però è quello che dicevo prima
esattamente quello cioè se tu hai una diagnosi precisa
spondio li stessi per esempio ho detto prima ok
l'approccio da spondolo estesi almeno nelle prime fasi
cioè quella non è che si
scappa troppo
eh tocca vedere che hai fatto pure a me mi dicono
eh no dottore ho fatto diecimila percorsi fisioterapia
non sto bene non si è tolto eh ma che hai fatto dieci
tegar quattro laser quattro cinesi
passiva e io dico ragazzi
fermi questa non è fisioterapia
cioè questa non è fisioterapia già
con l'izzi elettromedicali non hai fatto fisioterapia
che ne si passiva va benissimo ma è una parte
microscopica eh no ma ho fatto pure rinforzo
faccio un esempio della
tendinite del tendine d'achille che hai fatto
eh su e giù sullo scalino non è il rinforzo quello
quindi eh se vai poi a a a interrogare la persona
a chiedere
e ti rendi conto che poi la realtà è un pochino più
complessa cioè tu non ti devi mai
fidare di quello che il mondo ti dà come
feedback tu lo devi interrogare questo feedback
non puoi basarti
su un input così superficiale tu lo devi scandagliare
devi entrare dentro e come
con le problematiche
cioè tu non puoi basarti su un test
o due test cioè tu lo devi esplorare il paziente
lo devi muovere lo devi interrogare
perché sennò è tutto dolore è tutto problema
è tutto risolvibile è tutto catastrofico
in realtà non è così
quando tu plagi la tua ansia come
professionista e fai ordine nella tua mente
poi l'esposizione che tu farai
e la parte clinica sarà altrettanto logica
però il problema è che spesso tanti professionisti io
noto hanno hmm un'incapacità di
plagare quelli che sono i propri
sentimenti di frustrazione che sono fisiologici
perché ogni professionista ha una
dose di frustrazione
dovuta al fatto che è tutto molto imprevedibile
è tutto complesso il paziente ti
butta addosso un sacco giustamente di ansie
e tu devi essere uno schermo
devi essere l'argine cioè c'è un mare
mosso che è la patologia
e tu devi essere fermo uno scoglio
così come dovresti essere in ambito
genitoriale cioè tu dovresti essere quel
baluardo di sicurezza
per il paziente e per i due figli
perché loro non sono in quel momento
in grado di essere loro stessi fermi
quindi io lo vedo molto il collegamento fra
eh terapista professionista della salute e padre
perché poi la l'azione è la medesima
essere forte quando tutti gli altri sono deboli
essere calmo quando tutti gli altri sono agitati
tu di essere questo e aggiungo
secondo me un psichiatra sanitario che si è fatto male
che ha subito il dolore
che ha sofferto
che ha subito
anche un tipo di disagio psicologico
indotto da quel trauma quindi che ha avuto un trauma
psicofisico è in grado di capire totalmente la persona
ora non è che ce lo dobbiamo fa per forza tutti male
però sicuramente se noi
dovessimo vedere tra le skill
tra le capacità di un professionista che dovrebbe avere
c'è sicuramente
sicuramente il fatto di aver subito del dolore
perché questo lo avvicina
ci sono delle cose che tu non puoi studiare sui libri
solo vivendole e il dolore
è proprio una di queste
ma tutti i professionisti la maggior
no ma forse tutti i professionisti che sono venuti qua
quindi che a me mi sono sembrati molto validi
e molto interessanti
da intervistare
sono partiti tutti dalla necessità personale tutti
che ovviamente
insieme alle competenze ti dà una sensibilità
e una carta in più
tra l'altro
questa cosa che dice lui l'ho trovata inerente
anche a delle cose che accadono tra i medici
sportivi perché si vedono
a parte le visite che già abbiamo detto
visite raccapriccianti ma anche
test di u due max o test di rinforzo fatti
a a r p e quattro
vabbè giustamente come come diceva
michele se tu quell'esperienza
non l'hai mai vissuta
e non sai neanche riconoscerla negli altri quindi
se pensi che il paziente abbia fatto uno sforzo
massimale
ma non sai che cos'è uno sforzo massimale
perché non hai mai messo un bilanciere sulle
tue spalle e provato a spingere con tutta la tua forza
è ovvio che poi non lo riesce a riconoscere negli altri
e mi associo a quello che diceva lui
che eh molto spesso
questa esperienza ti permette di empatizzare con
con il paziente
e ti permette
di eh creare alleanza terapeutica o comunque
fiducia con quel paziente e
che è una base secondo me
fondamentale del percorso
di abitativo perché se non c'è fiducia il paziente
a te non si affida e qualsiasi cosa potrai dirgli
e dargli le raccomandazioni
migliori del mondo ma poi lui non ne farà perché
non si fida
di te e pensa che quelle cose che gli stai dicendo
non siano corrette
e probabilmente andrà da altri
e poi la la cosa difficile è che molto spesso
ehm visto che viviamo in un mondo di estremismi ehm
c'è quello che ha
l'esercizio per farti risolvere il mal di schiena
che te lo vende
in un attimo perché chi è che non vorrebbe avere
un esercizio eh
che ti permette di
eh svoltare il mal di schiena in un attimo ma magari
esistesse
il mio lavoro e penso anche quello di michele
sarebbe estremamente più facile
e poi invece dall'altra parte
ci sto io e ti dico guarda
eh dobbiamo affrontare un percorso
quanto durerà non lo so però eh la durata media del
lo back pain
specifica dalle quattro alle sei settimane
questa è la media
poi tu sei un singolo individuo quindi
potresti avere un percorso totalmente diverso
quindi prendi questo numero ehm
fanne ciò che vuoi
ma il tuo percorso sarà diverso c'è
un una pubblicazione molto bella in cui amano ehm
tracciato il percorso di eh diversi pazienti con ehm
dolore alla schiena con associato dolore alla gamba
e si vedeva come il trend della media
nell'arco di dodici mesi
andava a decrescere in maniera quasi lineare
ma la cosa interessante è che
sullo sfondo di questo trend
c'era il percorso individuale di singoli pazienti
e riempiva
quasi totalmente il grafico cioè il grafico era
quasi completamente
illeggibile perché
i singoli percorsi erano talmente tanto
altalenanti che andavano a ricoprire tutto il grafico
ehm vallo a spiegare eh questo
questo concetto
a un paziente
che vorrebbe avere
eh subito la soluzione al suo problema
cook sembra che il tassello mancante più frequente
è rinforzo
allora eh dipende nel senso che se tu hmm
intendi per rinforzo
l'aumento della forza fisica come un r m
cosa tra l'altro
invalutabile in questo senso così ehm
no non intendevo non non in questo senso
diciamo che qualsiasi azione muscolare
comunque produce un rinforzo
anche semplicemente
la resistenza ti produce comunque un aumento
soprattutto se parti
da una base di non condizione non
di non prestazione fisica insomma adeguata quindi
allora io eh cerco di far abbracciare i pazienti atleti
il concetto di ehm
eh rinforzo specifico nel senso
cerco di far abbracciare ai pazienti il processo
grazie al quale noi riusciamo a lavorare
su una struttura specifica
una struttura specifica
questo genererà una serie di reazioni a a cascata
tra cui anche l'aumento della forza ma non l'unico
che ti permetterà di risolvere il dolore
ma se identifichiamo in maniera
asettica come l'aumento
solo della forza
come elemento no
però sicuramente il mezzo sarà quello
che però è a specifico
la la risposta è specifica
ma l'imput è specifico
no però quello che ti voglio dire no
sul discorso prima
perché a me eh in realtà
in parte lo approvo il fatto di non avere la
la causa specifica il colpevole specifico ovviamente il
caso che hai fatto tu eh no
mi mi mi piange il cuore però tante volte le persone
quando hanno
il il colpevole
dice no guarda a me mi fa male la schiena per
la spondilite ho le stesse e tu dici
guarda che se fai un percorso di rinforzo fatto bene
ci sono persone che hanno
cinque volte più
le tue lesioni e cinque volte più gravi
e neanche lo sanno
perché se fai un rinforzo anche a specifico
vedrai che questa cosa la risolve sì però il tuo
un bias cioè pensare che
attraverso cioè se tu sai il problema
poi di conseguenza trovi l'alibi
questo è un bias
cioè questa è una cosa che tu devi evitare
col paziente atleta
cioè dare un nome al problema
deve essere un alleato non deve essere una scusa
io sono penso il professionista antiscuse
cioè per me devi solo lavorare dobbiamo
insieme solo lavorare
quindi esiste solo il lavoro se il lavoro funziona
abbiamo successo sennò
no quindi poi
sono in uno studio in cui sono io da solo col lettino
e la mia palestra quindi non io non c'ho proprio scuse
proprio come deformazione anche
professionale ho
scappato ho sempre
praticato una medicina basata sulle evidenze quindi
mai praticato elettromedicali
mai avuto altri distrattori
all'interno del nostro
percorso di cura sono io il paziente e il lavoro
manuale e fisico quindi
hmm cioè con me
sfoglia una porta aperta non ci sono essere degli alibi
però dare appunto il nome al problema
deve essere visto con un alleato
capito volevo dire cioè è il modo è il
il nemico con cui
insieme io e te dobbiamo combattere
contro cui combattere per evitare caos
disorientamento tu lo devi indirizzare cioè tu devi
devi fare a b e c
perché perché si fa così
poi il perché
lo devi motivare bene tu come professionista
devi essere anche credibile
è ovvio se tutti presenti
non sportivo quindi con la panza
eh ovunque fuori forma
o comunque ti presenti
come la cosa più lontana dal movimento
o da anche da una vita
comunque salutistica
è ovvio che già ti presenti male
è difficile che tu cioè
avrai successo il nostro
paraverbale e non verbale rappresenta
all'elo comunicativo
molto di più in termini
percentuali di efficacia rispetto al verbale
quindi tu puoi di quello che te pare ma come
sempre coi figli faccio sempre l'esempio dei figli
tu gli puoi di quello che te pare
figli e pazienti ma sarà sempre il tuo esempio
a guidarli
a me fa ragionare il discorso che hai fatto tu
riguardo il
il rinforzo perché eh ragionando in questo modo
in teoria power lifter e with lifter
non dovrebbero avere
infortuni perché sono quelli che hanno
più forza in assoluto quindi hanno
più adattamenti specifici in assoluto
però quella è forza su dei gesti specifici esatto però
in teoria sono quelli che vengono identificati
come i massimi
gesti per forza
corretto quindi se io devo andare a valutare la forza
in un paziente
per esempio posso andare a utilizzare uno squat affermi
allora io
a volte ne ho parlato di questa cosa
è un tranello eh di atteso
un tranello no nel senso secondo me
squat stacco bancamiera eccetera sono dei metodi
dove c'è eh molto controllo dello stimolo
dato e quindi sono degli strumenti
che canonicamente
sono molto utili per proporre rinforzo
concordo ma non sono
gli unici parametri per misurare la forza concordo
faccio un esempio banale capita spesso di vedere
eh gente che messa appunto magari classico
back squat c'ha i suoi carichi se fai nel
nel riscaldamento ti capita di fare un esercizio
monopodalico tremano come le foglie
hmm hmm e quella è un campanello
allarme cioè com'è che sta articolazione
sto sistema nervoso centrale
già c'ha c n s fatig detta tecnicamente
su una cosa così
banale quando tu ti metti centosettanta chili addosso
ok ho capito che intendi e quindi
bisogna vedere insomma cioè è come vi ricordate
vi ricordate dovrebbe essere attualissimo però gente
si è dimenticato
le routine di preatletismo no la classica
calciata dietro e andature tecniche
c'è gente che si definisce atleta
e se vedete come poggia le caviglie e il livello di
stiffness che c'hanno quelle caviglie tu dici
ma tu come fai a non avere
infortuni cioè io questo ragionamento lo faccio spesso
e eppure magari è gente se mette duecento chili addosso
quindi no secondo me non non si può usare come
unica valutazione di forza
ok panca squat trazione ok
proprio no e sono d'accordo con te
il discorso che facevo io è
se partiamo dal presupposto che più un atleta è forte e
meno ha probabilità di infortunarsi
eh sì ma fino a un certo punto
perché altrimenti ripeto
non ci sarebbero
dati alla mano che dimostrerebbero il contrario
per esempio in uno studio che ho citato prima eh
la maggior parte dei
le atleti che
utilizzavano carichi
superiori all'ottantacinque per cento
avevano più possibilità di infortunarsi
certo eh ma perché come avevamo detto anche prima
più ti avvicini
al tuo limite genetico più c'è una possibilità
che ti vai ad infortunare ok certo eh ehm è un
un pochettino un paradosso però eh se è così
se ti alleni abbastanza e e bene non ti
infortuni se ti alleni troppo ti vai a infortunare
non a caso molto spesso
quello che eh io vedo nei powerlifter
è che sviluppano ehm
ehm infortunia sovraccarico ma perché vanno a eh
stimolare il tessuto
solo e unicamente in un determinato modo
non hanno nessun tipo di variabilità
e poi vuoi o non vuoi quel tessuto cede ma perché
è stato stimolato continuamente in un
in un solo modo non c'è mai stata
verità in allenamento non c'è mai stato
la giusta dose di recupero
e un atleta fortissimo può poi
sviluppare infortuni
poi nel tuo episodio ti ricordi diciamo sul fatto del
dei test dell'un
r m eccetera che è una cosa che nella preparazione
fatta bene non può essere così frequente
c'è gente che si allena sempre
secondo loro a cedimento con continui test su singole
doppie e triple e avevi detto nel tuo episodio
ma ormai questo
ehm insomma è molto diffusa tra chi ci capisce di
allenamento sono dei test
appunto non è una una metodica d'allenamento
qual è l'inter ideale
per una persona
che ha il solo back pain
specifico da chi deve andare
e qual è proprio l'inter
dei vostri sogni
e dei sogni del paziente quello più produttivo
in assoluto
eh parla tu perché la prima parte è tua quindi ok vai
eh
allora secondo me il primo passo fondamentale
deve essere trovare
un professionista sanitario che lo sappia
rassicurare ed educare perché eh
l'ho provato io sulla mia pelle e lo vedo ogni giorno
sui pazienti eh
siamo non bravi
bravissimi nel terrorizzare i pazienti e nel
eh farli cadere nello sconforto più totale
con delle semplicissime parole
una paziente che mi aveva contattato
dopo aver sentito il nostro ultimo episodio
aveva avuto
a quanto ho capito un episodio di labirintite
ha fatto una
eh risonanza magnetica a livello cervicale
non aveva sintomi di nessun tipo
eh sono usciti fuori i reperti totalmente a specifici
totalmente ehm occasionali
il medico curante gli aveva detto ok
eh smetti di allenarti altrimenti non
eh arrivi a sessant'anni e sei una disabile
cioè è bastata
è bastata un'interazione di due minuti a
sconvolgere l'intera
vita di una paziente e
ti ripeto ci sono passato io sulla
sulla mia pelle accumulando
diversi infortuni
e mi veniva sempre detto che dovevo rinunciare
allo sport o al tipo di sport che volevo praticare io
e a un eh ragazzino
che vive per lo sport e il
lo
gli
gli distruggi totalmente la la sua vita in un attimo
cioè io che mi sono operato alla colonna
come ti accennavo prima di iniziare la registrazione
eh perché avevo due ernie del disco
e non riuscivo ad allenarmi più e allenarmi
per me è una cosa
importantissima
altrimenti penso non sarei finito
neanche qui a parlarne
e eh la prima cosa che eh
appena mi sono risvegliato il
killer che io che è stato
ok non potrei più fare i pesi in vita tua
così te ne vengono altre due
perché sennò te ne vengono altre
e io gli ho fatto scusami
ma secondo te io perché mi sono operato cioè
no tra l'altro te ne vengono altre con la sedentarietà
allora ehm perché poi
vabbè entrando anche nel dettaglio lui mi ha fatto
no perché non ho mai visto una lassità
legamentosa così alta a livello vertebrale
ok rinforziamo come come puoi
l'unico modo che io conosco vediamo se
se anche l'unico modo si è cambiato la realtà esatto
si è cambiata la fisiologia nel mente
l'unico modo che conosci
per aumentare la resistenza
tessile dei dei tessuti è solo caricarlo ok ok
quindi in teoria io devo evitare
l'unica cosa che mi poteva aiutare ok
e ehm e e ripeto è sconvolgente
quanto siamo in grado di abbattere le persone
e eh io sono educato sono
informato ho avuto un percorso
ho studiato ho avuto esperienza
quindi ho preso quell'informazione
l'ho totalmente eh
tenuta da parte mi sono
mi sono affidato a un professionista
perché io non so riabilitare
me stesso sono talmente
eh scarso in questo
e ho fatto il mio percorso
e a distanza di un anno dall'operazione
ho mandato il mio video
di centottanta chili di distacco al neurochirurgo
perché
quello era il mio obiettivo e quello volevo raggiungere
ora io non sono
diventato il campione del mondo di powerlifting
ma probabilmente non
sarei diventato neanche prima
eh di operarmi e di avere l'infortunio
però io sono tornato a fare l'attività che volevo
ci deve essere una via di mezzo tra
non puoi fare più pesi in vita tua
devi diventare il campione del mondo
ci può essere un ok
mettiamoci un attimo a tavolino
proviamo a costruire un percorso
terapeutico insieme
proviamo a affrontare questa riabilitazione
non sarà facile
dubito che qualcuno
onestamente possa dire che sia facile un percorso
riabilitativo ci saranno
ovviamente delle ricadute
ci saranno dei momenti difficili
proviamo ad affrontarli insieme come meglio possiamo
ma io non come
professionista io non non non so fare
previsioni a medio e lungo termine dal punto di vista
riabilitativo
poi ovvio ci sono
dei criteri che vanno rispettati
se parliamo di un infortunio
al crociato cioè i tempi biologici di
guarigione come eh stavamo dicendo prima
sono quelli cioè prima di nove mesi
io non è che posso
rimetterti in campo ormai
lo posso pure fare ma rischio un infortunio
e l'onestà da parte del professionista secondo me
è la base
riguardo questa cosa che diceva appunto il collega
riguardo diciamo il recupero da una problematica
di scale della colonna
eh a sostegno di questo che stiamo dicendo ho ehm
scritto uno studio insieme all'università di salerno
proprio sul recupero di ernie espulse in
pesissi quindi la valutazione tutti
pesissi basata questo su questo
studio era basato sui sui casi che ho risolto
e portavamo
un circa cinque sei quindi erano a sedi di casi
dove appunto riportavo la
diagnosi di ernia espulsa
l'intervento riabilitativo
e il ritorno alla piena attività sportiva
cosa che eh insomma
al netto di problematiche
psicologiche perché ovviamente c'è la paura
insomma ci sono tutta una serie
anche di chinesi
fobie che sono lecitissime
però al netto di queste problematiche psicologiche
il recupero da discopatie espulse nella pratica della
pesistica è assolutamente possibile la mia
all'ero di ricerca è una goccia nel mare sicuramente
però è una testimonianza che continua
quotidianamente anche nello studio
di tutti i professionisti che si occupano di questo
a patto che appunto si segue un percorso lungo
lungo signori lungo
che però è fatto
appunto di fasi
come dice anche il collega
in meno natale che si arriva
step dopo step
ad arrivare alla piena soluzione
di quello che è il il percorso abitativo
quindi tutto questo è possibile
lo abbiamo documentato lo continueremo a documentare
perché è una realtà oggettiva
il non fare fa sempre rima con strafare
quindi i due cessi non vanno mai bene
nel mezzo questo famoso mezzo buon senso
rappresenta la soluzione
a quelle che sono le problematiche in ambito
neuro muscolo scheletrico
ma tra l'altro scusate il tecnicismo
un disco che magari dopo essere espulso
inizia anche a disidratarsi hmm hmm
l'unica possibilità
che ha di recuperare un po di idratazione è tramite
eh diciamo lo stress dei suoi vicini sbaglio sì
quindi è indispensabile che non ci sia
immobilità per non seccare un disco ma è la la
lo culo tu dici essiccazione diciamo è un termine slang
che però non non rappresenta la reale
hmm diciamo evoluzione fisiologica
in realtà quello che avviene è questa
fuoriuscita del materiale di scale con una quantità
e con una
poi conformazione in base al tipo di lesione del disco
e
assicuro della quale si riduce lo spazio vertebrale
cioè è questa la cosa importante
di queste escopatie la riduzione lo spazio vertebrale
in realtà
è un ulteriore favorente a quella che può essere
la fuoriuscita di materiali di scale
che in qualche modo viene
assorbita dal microcircolo del canale vertebrale quindi
questo processo
è esattamente il processo che tu devi andare a a
modulare
e a monitorare durante il percorso abbradativo
perché prima o poi questo materiale
terminerà di essere protruso
e si formerà una cicatrice i tempi
biologici che neanche penso all'elo
chirurgico se apri vai a vedere
riesci a capire
quindi è un qualcosa
che tu devi monitorare clinicamente
giorno per giorno
comunque settimana per settimana in maniera comunque
cadenzata
rappresenta il nostro obiettivo di monitoraggio
dell'andamento riabilitativo
però l'immobilità è peggiorativa in questo punto
i due estremi cioè stare troppo fermo
dipende allenarti come se nulla fosse
rappresentano le due
state che non devi percorrere e nel mezzo c'è come
dicevo prima il monitoraggio dello stato
dei tessuti di tolleranza in base
alla loro ricostituzione
fisiologica che non possiamo sapere
ma che possiamo dedurre
da quelle che è l'evidenza dei test che facciamo
concordo assolutamente
rispondiamo comunque al leader ideale
perché detto figura sanitaria
sì fisiatra ortopedico medico dello sport eh
qualcuno di che abbia un titolo e che sia competente
questa è la risposta migliore che ti riesco a dare
poi sì può essere
ognuno di quelli che me l'ha elencato ma hmm
non penso neanche che debba essere necessariamente
un medico sono sincero cioè nel senso anche
fisioterapista fisioterapista può tranquillamente
eh riconoscere e saper trattare un lo
back pain cioè
sfido che il collega accanto
non non sia in grado di farlo
no no ma io gli voglio proprio educare
eventuali ascoltatori a capire qual è proprio
quali sono le tappe più consigliate
le tappe più consigliate sono ripeto prima trovare un
eh professionista
che prima di tutto abbia dei titoli e sia abilitato
a trattare
che mi sembra proprio il minimo indispensabile
sebbene eh in questo periodo eh
faccia sempre bene ripeterlo
e poi che abbia competenze e esperienze
nel trattare quella eh
patologia nello specifico e
facendo attenzione a non guardare
sempre e solo i numeri perché molto spesso
rappresentano uno specchio per l'allodole eh
con cui poter instaurare
un eh rapporto terapeutico come dicevo prima
basato sulla fiducia e sull'onestà
che non venda
un metodo che non venda un esercizio ma che
sia accanto al paziente durante il percorso
riabilitativo
e dopodiché si può iniziare quello che è il percorso eh
non non so se vogliamo trattarlo
specifico per l'atleta
o se vogliamo trattarlo specifico
per il paziente in generale
per il paziente in generale dal mio punto di vista eh
eh
al
al stesso tempo
semplice e complessa
la cosa perché la maggior parte dei casi
il paziente vuole risolvere il dolore
hmm hmm è quella la sua problematica principale
e vorrebbe tornare
alle sue attività di vita quotidiane
senza avere sintomi
e quindi io parto
da un'anamnesi e gli chiedo quali sono le attività
che al momento
riesce a tollerare
quelle che non riesce a tollerare e sulla base
di quelle
provo a strutturare un programma riabilitativo
programma riabilitativo che deve essere mirato al
ritorno
a le attività che il paziente vuole fare
senza o con eh sintomi tollerabili perché
non sempre si riesce a eh gestire o ehm
eliminare completamente il sintomo il dolore
e in alcune volte bisogna imparare a conviverci
considerando che fa
parte integrante he he de
de della vita insomma eh l'esperienza dolorosa
non si può evitare sempre e per sempre
eh quindi
ti rifaccio sempre il il mio esempio perché forse eh
mi
i gli ascoltatori
riescono a empatizzare un pochettino di più eh
sto decisamente meglio dopo l'operazione
se mi chiedi come sto sabato
mattina dopo quattro allenamenti
sulle spalle e sei giorni di lavoro ti dico hmm
non sto benissimo però so che
il sabato è il mio ultimo giorno lavorativo
domenica posso recuperare lunedì
non dico che sto
fresco come una rosa
ma sono pronto per affrontare un'altra settimana
e questi discorsi però vanno affrontati con il paziente
eh eh beh che cambiando esempio e porta
parlando di tendinopatia
cioè il ci saranno degli altri
e bassi durante il percorso erapeutico
anche perché il percorso erapeutico va per tentativi
cioè io non è che
la prima volta che vedo il paziente so esattamente
quale esercizio
funzionerà con lui e quale non gli creerà mai problemi
sì aggiungo a quello che hai detto
innanzitutto il fatto che
puoi lavorare di meno per allenarti di più che
sarebbe una bella soluzione di vita
questa quando è praticabile
no esatto non è praticabile quando è praticabile
l'altra cosa è che condivido il concetto di
che bisogna trovare
un professionista sanitario in grado di hmm
confortarti in maniera professionale cioè non di
eh dimostrare un eh snaturato
ottimismo ma di proporti comunque una soluzione logica
senza creare inutili allarmismi
a prescindere dal professionista che sarà
sarà egli stesso
che se rivelerà che ci sono
rileverà che ci sono delle problematiche
specifiche e ti invierà
dal punto di vista più indicato
cioè se io vedo un paziente come prima visita
e vedo che ha bisogno di una terapia medica
ma è ovvio che poi lo indirizzerò dal medico
se vedo che ci sono delle red flex
importanti è normale lo indirizzerò dal medico
ok perché che succede sennò cosa può succedere
se tu non indirizzi
per i farmaci in questo caso al mio contista
non indirizzi per red flex
cosa fa il paziente dopo un po ti chiama
e ti dici ma perché mi conservo i farmaci
ma perché se ho questi sintomi
quindi poi una problematica
devi affrontare quindi anche
protettivo da un punto di vista del professionista
oltre che di buona pratica
per il paziente
così come dalla parte medica se
un medico propone
per una problematica x
fai questo stretching e fai questa
un po di rinforzo così
il paziente o ti chiama
e devi saperla affrontare perché se
dici queste indicazioni sono ovviamente sbagliate
che sono a caso
oppure non funziona e si rivolge
un altro professionista
quindi ognuno
se rimane nell'ambito delle sue competenze
riesce tranquillamente a fare il proprio lavoro
e ci saranno
poi i casi in cui invece deve semplicemente deferire
a chi ne ne sa di più quindi
l'importante è trovare
un professionista che ti sappia accogliere
questa è la cosa più importante
mi riallaccio a questo discorso del referral perché ehm
molto spesso eh si dice che eh
fisioterapisti professionisti sanitari
x debbano fare il riferimento ai medici hmm hmm
non vedo perché non possa essere
il discorso al contrario cioè nel senso se io ho una eh
atleta eh pesista
professionista che ha un infortunio alla spalla
ma perché devo gestirla io se so che
posso indirizzarla a qualcuno che lo sa fare
meglio di me ho perso il lavoro
sì sono stato onesto nei confronti del paziente
sì ho fatto il suo bene
forse sì
se eh allarghiamo un po hmm l'argomento
infortuni più tipici oltre allo
back pain non lo so mettiamoci altri
infortuni tipici ma vi direi anche
al di fuori dell'infortunio
quei doloretti quelle
tensioni quelle parziali in validità che ritornano
no perché lo so che se faccio
quei movimenti il ginocchio il piede la spalla il
gomito senza andare nello specifico di queste cose qui
ci sono eh delle aree di intervento
su queste robe qui che prevedono la sedentarità
il riposo assoluto no
il riposo assoluto
si applica soltanto se c'è una problematica acuta
che ha come controindicazione l'attività
quindi sono un numero ristretto sono un po prima
delle reflex insomma sono situazioni comunque acute
in base non per forza
non per forza
cioè se tu per trauma
intendi un trauma
acuto sì ma esistono anche i traumi da sovraccadico
che presentano una parte acuta quindi diciamo che
eh dipende dall'acutezza della problematica
cioè in acuto sì devi devi riposare
poi discorso è come spesso mi capita
o i ragazzi devono fare il mondiale
l'europeo tutto quello
è ovvio che cerchi di trovare gli aggiustamenti
forzando un po la fisiologia eh dando
motivazione all'atleta trovando le strategie
cliniche ok però in una visione diciamo ideale
l'acuto è l'unico momento in cui l'atleta deve riposare
riposare
quella struttura deve far riposare no totalmente
cioè se tu hai un problema al polso
eh il polso e deve riposare ma noi
cinque quarti del resto del corpo
solo quel piccolo pezzetto deve riposare ok
quindi in questo senso la sedentarietà è una strategia
alle volte capita anch'io
alle volte capita che
che che consiglio
addirittura quando vengono molto acuti
scrivo comunque la terapia
però dico ci sentiamo fra una settimana
perché adesso non la iniziare
e quindi poi mi segno che lo devo sentire
per questo dico
e se poi rimani nel tuo e segui il paziente
poi comunque alla fine successo ce l'avrai
tendenzialmente
perché gli stai dietro
poi non è una settimana lui ti dà un feedback
una settimana è tre giorni
è dieci giorni se tu lo senti ti rendi conto
tu però devi fare comunque sempre una previsione
e in quel caso il lavoro consiste anche in un
nell'accettare un qualche giorno iniziale di assoluto
riposo
sì ma io nella mia pratica non cioè non ho problemi
affermare la gente
cioè nessuno poi si lamenta di questo cioè
non non ho mai problemi che qualche atleta
può essere ma perché poi l'atleta
lo sa quando sta male
cioè quando un atleta sta veramente male
si rende conto che ha bisogno poi di recuperare
parliamo sempre di fase cure
quindi l'atleta non è scemo magari è ottuso
magari è un po cieco da quel momento
però poi se tu sei veramente
incisivo lo guardi in faccia e gli dici
guarda che tu stai male
tu devi recuperare
recupererai e poi andiamo avanti quindi hmm atleta di
darretta cioè lo sai in corso
l'atleta allora la persona
il paziente sa tutto lo sa lo sa
devi soltanto farglielo capire in maniera più umano
e più professionale possibile ma la
teta lo sa quando deve sta
fermo non è che un fulminaccio è il sereno
non esiste questa cosa
è un fumi a celserino quando purtroppo c'è una red
flex ma fortuna so rare e quindi
non capiscono
frequentemente ma per tutto il resto
so al novantanove per cento le problematiche
l'atleta è ben consapevole di quello che deve fare tu
gli devi trovare il modo con cui fare
vabbè invece purtroppo capita il problema opposto
nel senso che visitando eh
diciamo la maggior parte dei medici che è popolazione
generale e io devo forzarli
per tornare al movimento perché come dicevamo prima
eh gli è stata fatta influenza negativa
su eh l'attività fisica eh le
l'esercizio fisico tutto
su tutte le problematiche che può causare
quando in realtà
è esattamente quello di cui avrebbero bisogno
e quindi devo convincerli che possono muoversi
anche perché
molto spesso ho il solo aspetto psicologico e eh
spezzare quel circolo vizioso
di ok questo movimento
ho paura di farlo perché mi fa dolore
riesco a farlo ah ok forse non c'è bisogno che
continua ad avere paura di questo movimento
quello ti permette di superare l'infortunio
o la patologia di interesse insomma vorrei anche
dire una cosa
se voi siete d'accordo
che spesso in questi termi tempi fisiologici
di di miglioramento e di guarigione ok
ci si infilano eh un sacco di
terapie tra mille virgolette dicendo che questo porta
miglioramento in realtà poi la persona
migliorerebbe anche senza
e eh qui
entra il grosso tema di
c'è evidenza scientifica su quello che stai facendo
ultimamente c'è anche molto
parlare per esempio su sulle terapie manuali
senza rieducazione e riatletizzazione
eccetera eccetera perché sembra che le evidenze
sulla sola terapia manuale siano deboli
come va affrontato questo argomento delle
delle evidenze scientifiche nei percorsi terapeutici
allora il fatto che noi abbiamo a disposizione
diverse terapie
non fa di ognuna di esse
degne di essere definita con evidenza scientifica
la dignità di evidenza scientifica deve essere provata
appunto da una serie di ricerche di una certa qualità
grazie alle quali si può dire ok
quella terapia è efficace
oltre il livello del placebo
per fare questo
perché far capire questa cosa faccio un esempio
il fatto che al supermercato ci sono tanti alimenti
non significa che tutti
sono salutari
e sono soprattutto adatti alla
al nostro bisogno
uguale per la medicina
il fatto che noi abbiamo tante
terapie non significa che tutte
hanno evidenza scientifica e che tutte sono adatte
al nostro percorso di recupero esistono poche
poche terapie con evidenza scientifica
che sono la terapia manuale
e l'esercizio terapeutico
e la parte di gestione psicologica ok
che hanno quella dignità per essere definite come
terapie tutte le altre
sono delle terapie senza
evidenza scientifica
tra cui i macchinari in particolare
ovvio tra la terapia manuale
l'esercizio terapeutico la
gestione psicologica ci sono dei livelli di efficacia
diverse diverse sicuramente
però sono efficaci in misura diversa ma sono efficaci
tutto il resto non è scientificamente efficace
e qual è il problema di praticare
delle terapie senza evidenza scientifica
il problema è che si perde tempo
si investe da un punto di vista emotivo
da parte anche del professionista ma soprattutto
da parte del paziente
in un qualcosa che statisticamente non è efficace
si perdono dei soldi
altro elemento molto importante
quindi tu perdi delle risorse
applicando una medicina non basata sulle evidenze
e soprattutto
allunghi il tempo
se tu non prendi una medicina basata sulle evidenze
il tempo si allunga
e già soprattutto per le tendinopatie
sono i tempi molto lunghi
se li allunghi ancora di più
il paziente non recupererà mai
quindi praticare una medicina basata sulle evidenze
permette di fare un recupero efficace ed efficiente
quindi risolutivo e soprattutto col minor
dispendio di energia
abbiamo escluso tutti gli elettromedicali tutti
tecarionoforesi ultrasuoni
laser ah questi in particolare proprio
assolutamente sì
c'è una blandissima eh evidenza su leon de durto
che risultano comunque
poco efficaci e non superiori a altri trattamenti
molto meno costosi
e molto meno invasive
perché sono dolorose e costose le onde d'urto
che abbiamo già a disposizione
quindi noi abbiamo gli
degli strumenti
non abbiamo bisogno di altri
strumenti poi oh se la ricerca dovesse scoprire
altre possibilità ben venga
ma già le abbiamo per curare
già le abbiamo gli strumenti
vanno applicati però vanno applicati
in maniera logica un sequenziale qualcuno dirà
eh ma ho fatto x tegaro x elettromedicali
e sono stato meglio
è stata l'evoluzione naturale della problematica
non è stato quel fattore
a determinare
una tua guarigione è stata l'interazione col terapista
è stato appunto il tempo che è passato
sono stato tutto insieme di fattori contestuali
che hanno partecipato alla tua guarigione
perché il singolo elemento se è stravolato dal contesto
o sia
elettromedicale non ha dimostrato di essere superiore
rispetto al placebo
questo vale anche per
la sola terapia manuale
la terapia manuale ha un'evidenza limitata
limitata da vari punti di vista
limitata come
popolazione di riferimento cioè
persona a cui la applichi
limitata alle skill del paziente
e alle skill del terapista limitata
alla recettività
anche di quella che può essere il gusto
può essere il gusto del paziente
quindi ha un'efficacia limitata
soprattutto nel breve termine
da un punto di vista proprio neurofisiologico poi hmm
ci sono dei casi in cui
comunque il beneficio si può protrarre nel tempo
in quel caso semplicemente
non c'era una vera problematica fisica
capita anche a me che alle volte
applico una terapia manuale
e poi il paziente sta bene
e gli rimane questo beneficio io sono contentissimo
non spiego tutti questi dettagli ma perché se hmm
certo cioè sarebbe un
inu poi quello me lo chiede
lo spiego ma sarebbe un inutile
infarcire di parole
un processo che già comunque è andato bene
basta che però il
professionista è consapevole
cioè il discorso è che tu puoi far stare meglio
anche solo con la terapia manuale
un paziente però di essere consapevole che
uno non aveva una vera patologia due
è comunque una situazione
contestuale che è legata ad altri fattori
che tu non hai magari
considerato che comunque hanno partecipato
quindi al netto di questo
è ottimo
utilizzarlo con i limiti che ovviamente può avere
eh concordo
perfettamente con tutto quello che ha detto il collega
eh capisco che sia difficile eh studiare
informarsi e aggiornare
su quelle che sono le terapie basate sulle evidenze
ma è l'unico modo che abbiamo per
eh trattare eh il paziente con scienza e coscienza
eh come diceva eh prima castellano eh
la maggior parte
dei pazienti ti riferiscono di avere avuto
miglioramenti in seguito a terapia x
eh perché purtroppo
sia tra i clinici che tra i pazienti
il criterio temporale viene spesso utilizzato
come relazione causale ovvero sì
eh b viene dopo a e io nel mentre ho fatto x
allora è è stato per x
purtroppo non è così perché eh stabilire un nesso di
causalità tra due eventi è una
tra le cose più difficili da fare in medicina
non a caso esistono gli studi randomizzati controllati
doppio ehm doppio cieco in con un placebo
controllati eh questo perché si provano a ehm
estrapolare o a estrarre tutte quelle
che sono le variabili che potrebbero influenzare
quella singola
quel singolo fattore che si prova a andare a studiare
eh e come dicevo prima ci sono
il criterio temporale è solo uno
dei tanti che deve essere
necessario per poter stabilire un nesso casuale
eh ci sono sono dieci criteri di eh
barefoot deal che vengono utilizzati per stabilire se
ci sono c'è una relazione
causale tra due eventi
e se non tutti vengono rispettati io non posso dire
se quello che sto facendo
è stato realmente utile o efficace per il paziente
e allo stato attuale
eh non ci sono evidenze che supportano
le terapie che ha prima eh
menzionato michele quindi eh
se io le utilizzassi e il paziente ne trae beneficio
non ho fatto comunque
il suo bene perché ho sostanzialmente venduto
una terapia che poteva essere
dell'acqua fresca perché
anche quella ha lo stesso livello di evidenze
quindi perché devo
mettermi a
vendere o spacciare una terapia come efficace
quando in realtà non lo è
parlando di evidenza immagino che anche tutti quegli
interventi e consigli che sono capitati anche a te
quindi non fare altra attività che non sia
un po di ginnastica in acqua per tutta la vita
non hanno evidenze questi consigli
no no ehm perché molto spesso
quello che eh vedo è che eh
i professionisti del settore in particolare i medici eh
hanno proprio una incapacità fisica nel eh
ammettere quello che non sanno
e quindi piuttosto di dire quello che non sanno
della serie ok
questa cosa io non ti so rispondere a questa domanda
magari ti affido a qualcuno che lo sa fare
e che ti può aiutare
eh se ne escono con questi sfondoni
per cui non puoi fare più attività fisica
per il resto della tua vita perché non si sa
neanche bene perché molto spesso non sanno neanche
motivare eh il
questa raccomandazione
tra l'altro c'è una pubblicazione anche carina che su
proporzionata
la popolazione praticante mette a paragone
rischi di morte trasporto estremi e sedentarietà
ed è paragonabile a favore degli sport
estremi estremi he he questa cosa è fantastica he he
e cioè e se consideri anche
e se consideri anche quante poche persone
fanno sport estremo esatto eh sì sì sì
ma perché anche in quel caso si
si considera sempre l'ermismo cioè o sto
bloccato a letto
oppure devo fare ultramaratone e
sollevamento pesi massimale sì ma comunque avevano meno
e in ogni caso staresti meglio nella seconda opzione
meglio
spaccarti da solo che essere spaccato dal destino
spaccato controllato esatto spaccato
preventivato almeno lo sai prima
avete qualcosa da aggiungere
abbiamo detto tanto anche troppo
consigli per gli acquisti ok
consigli sì un po quello di riferirsi
comunque a dei professionisti che abbiano comunque un
background
ehm oggettivabile
quindi che abbiano fatto comunque un percorso teorico
e poi pratico con i pazienti documentabile
condivisibile possibilmente palese
quindi con tutte quelle che possono essere i mezzi di
di comunicazione
oggi disponibili
e al netto di questo poi seguite la scienza
concordo aggiungo che se non riuscite a trovare questo
tipo di professionisti
potete tranquillamente
he he diventarlo voi studiare e imparare
penso che sia stato il percorso di entrambi alla fine
eh sì tu hai avuto un infortunio
io sì con il rugby no ero il paziente zero
sì io avevo un'instabilità di spalla
eh un'instabilità posteriore
che mò non voglio fa il vecchio però diciamo che
venticinque trent'anni fa ehm
non c'erano le tecniche chirurgiche
evolute per quel tipo di problematiche
e comunque è rara
un cinque percento di instabilità di spalla
quindi è una cosa un po particolare
e mi ricordo che vagavo a quattordici anni
circa con con mia mamma
per questi all'epoca luminari
ortopedici e ricevevo tutti dei pareri
totalmente avulsi
già all'epoca
che ero un ragazzino
quindi che non avevo le competenze
però già mi sembravano
dei pareri assolutamente allucinanti tra cui
uno che è quello proprio che mi spinse dalla forte
ehm dal forte dolore che mi scaturì eh le sue parole
che mi disse o segui
a me o dopo di me c'è lourdes
e questo mi voleva ingessare la spalla mi ricordo
mi voleva ingessare la spalla tremate tremate
ma percibi talmente la violenza delle sue parole
hmm la sua arroganza che decisi
ok allora mi state
tutti sul cazzo mi metto a studiare io
e quindi eccomi qua insomma quindi hmm
e questa cosa sicuramente
mi ha avvicinato e mi ha motivato
a stare dalla parte dei pazienti
quindi quando un ragazzo mi deve
hmm spiegare il suo dolore hmm
se già l'hai subito lo comprendi molto meglio
a me mi serve un busto
cinque mesi di busto
per immobilizzare la
clavicola poi andai dal dottor di giacomo hmm
eh che hmm con una spesa
del tutto in risoria ha ha mi disse
levatevi sto coso non serve a niente
buttato cinque mesi e mi disse
anche guarda o fai rinforzo e vai bene così
vai tranquillo
sennò quarantamila euro te la sistemo operiamo
cioè però secondo me va bene il rinforzo
ho detto anche secondo me va bene il rinforzo
cinque mesi buttati
capisco tra l'altro aggiungo una piccola cosa io ho
avuto un fidanzamento
formativo con un tecnico ortopedico
e ho scoperto un sacco di cose
anche dalla parte dei tecnici
ortopedici che ovviamente progettano costruiscono
boh eh protesi e ortesi eccetera eccetera
interventi interventi anche in urgenza eccetera
e anche lì il tasso di evidenza scientifica
spesso è molto molto basso ma
condividevamo anche
liste d'attesa per
operazioni su alcune problematiche del piede che poi
non esistevano
eh mi sa che serve un altro podcast per trattare
tutti questi argomenti
sì sì però ecco anche lì
ci stanno un sacco di cose interessanti
ci saranno altri episodi
sarete rinvitiati volentieri
arriveranno anche altri personaggi ho ricavato
una persona che ogni tanto capita in italia
e faremo un bellissimo episodio su tema
stranger conditioning
insomma tanta roba
grazie a te grazie a voi grazie a te max
spero che sia stato illuminante anche per chi è a casa
soprattutto per
quanta appunto evidenza c'è sul
sull'accompagnare
rinforzo esercizio terapeutico ovviamente
misurato su ogni caso specifico
e come individuare quali sono i professionisti
diciamo più produttivi senza usare
termini che possono essere
magari offensivi
grazie alla prossima
buon lavoro a tutti
buon recupero