PESO LE PAROLE

#61 | L'infortunio e il dolore: Medico dello sport VS Fisioterapista

Episode Summary

In questo episodio mi confrono con due professionisti: Michele Castellano, fisioterapista di atleti élite di rugby e sollevamento pesi, e Alessandro Gismondi, medico dello sport. Si parte da una domanda scomoda: cos'è davvero un infortunio? Dalla definizione dipendono i tassi riportati dalla ricerca e la gestione clinica. Si attraversano gli infortuni tipici della forza (lombare, spalla, ginocchio, e nel professionismo polsi e gomiti), il mito del sollevamento pesi come sport pericoloso, la prevenzione che parte dallo strength e conditioning e le evidenze scientifiche nei percorsi terapeutici. Poi scendiamo dove fa male, le parole di un clinico distruggono una persona in due minuti: "non solleverai più in vita tua", "smetti o a sessant'anni sarai disabile". Frasi sparate addosso a chi vive per il movimento. Il Dott. Gismondi le ha sentite svegliandosi da un'operazione per due ernie del disco. Un anno dopo ha spedito al neurochirurgo il video di un suo stacco da 180 chili. Tra "riposo per sempre" e "diventa campione" esiste una terza strada: lavoro, fasi, onestà. Se ti hanno detto che il tuo corpo è rotto e che muoverti peggiora tutto, questo episodio è per te. Capirai perché gran parte del mal di schiena non ha un colpevole preciso, perché tecar e laser valgono quanto l'acqua fresca, e come riconoscere chi ti accompagna invece di venderti un metodo, ascoltalo per intero. #medicodellosport #fisioterapista #maldischiena 📌 Punti chiave in questo episodio: 🩹 L'infortunio non è il dolore: è ciò che ti impedisce di praticare. 🏋️ Il sollevamento pesi ha tassi di infortunio dieci volte più bassi del calcio. 🧱 Niente strength e conditioning, è la base insostituibile, non un accessorio. 🔌 Tecar, laser, ultrasuoni, onde d'urto: evidenza vicina al placebo, tempo e soldi buttati. 💪 Due ernie del disco operate, ritorno a 180 kg di stacco. Il recupero esiste, ma è lungo.

Episode Notes

In questo episodio mi confrono con due professionisti: Michele Castellano, fisioterapista di atleti élite di rugby e sollevamento pesi, e Alessandro Gismondi, medico dello sport. Si parte da una domanda scomoda: cos'è davvero un infortunio? Dalla definizione dipendono i tassi riportati dalla ricerca e la gestione clinica. Si attraversano gli infortuni tipici della forza (lombare, spalla, ginocchio, e nel professionismo polsi e gomiti), il mito del sollevamento pesi come sport pericoloso, la prevenzione che parte dallo strength e conditioning e le evidenze scientifiche nei percorsi terapeutici.

 

Poi scendiamo dove fa male, le parole di un clinico distruggono una persona in due minuti: "non solleverai più in vita tua", "smetti o a sessant'anni sarai disabile". Frasi sparate addosso a chi vive per il movimento. Il Dott. Gismondi le ha sentite svegliandosi da un'operazione per due ernie del disco. Un anno dopo ha spedito al neurochirurgo il video di un suo stacco da 180 chili. Tra "riposo per sempre" e "diventa campione" esiste una terza strada: lavoro, fasi, onestà.

 

Se ti hanno detto che il tuo corpo è rotto e che muoverti peggiora tutto, questo episodio è per te. Capirai perché gran parte del mal di schiena non ha un colpevole preciso, perché tecar e laser valgono quanto l'acqua fresca, e come riconoscere chi ti accompagna invece di venderti un metodo, ascoltalo per intero.

 

#medicodellosport #fisioterapista #maldischiena

 

📌 Punti chiave in questo episodio:

 

🩹 L'infortunio non è il dolore: è ciò che ti impedisce di praticare.

🏋️ Il sollevamento pesi ha tassi di infortunio dieci volte più bassi del calcio.

🧱 Niente strength e conditioning, è la base insostituibile, non un accessorio.

🔌 Tecar, laser, ultrasuoni, onde d'urto: evidenza vicina al placebo, tempo e soldi buttati.

💪 Due ernie del disco operate, ritorno a 180 kg di stacco. Il recupero esiste, ma è lungo.

 

Episode Transcription

ciao

benvenuti a un nuovo episodio di peso le parole podcast

anche oggi uno degli episodi speciali

con più di un ospite

diciamo perché ho due professionisti con me

michele castellano benvenuto ciao max

bentornato grazie questo è il secondo

secondo episodio che giriamo

quindi dottore fisioterapista

molto specializzato

in atletidi elite quali

regbi sollevamento pesi ma anche altre cose immagino

assolutamente

e dottore alessandro gismondi

presente medico dello sport hmm hmm confermo

bentornato anche tu grazie

è un piacere essere qui come stai

tutto bene grazie

l'episodio di oggi appunto

tratterà degli infortuni più tipici

ora vediamo come presentarli

perché mi direte voi quali sono i più tipici

e sarebbe interessante

capire anche quali sono quelli più ostili diciamo

e capire se tra gli ostacoli

ci sono anche

questo secondo me è molto interessante

dal punto di vista

degli ascoltatori

e

frequenti inter non proprio eccezionali hmm hmm cioè

tipicamente questa cosa dovrebbe fare alcune tappe

non si fa mai così per

x motivi che possono essere o professionali o

de sport demand

eccetera eccetera eccetera

quali sono gli infortuni più tipici

ok allora se parliamo di

attività contro resistenza quindi di di pesistica

sono quelli che vengono riportati in tutte le le

gli studi osservazionali che sono appunto

lombare spalla e ginocchio

io farei una distinzione poi tra sport

amatoriale e sport

professionistico

perché per esempio nella mia esperienza

con gli amatoriali questa è una

diciamo una statistica che si tenta a ritrovare

ma quando ti approcci ai professionisti

subentrano anche altri tipi di infortuni sicuramente

minoritari rispetto a quelli che abbiamo detto

ma comunque presenti

e io mi sono dato la spiegazione

perché dipende dagli altri carichi

perché ovviamente è un professionista e

lavora in un certo modo con

certe anche predisposizioni genetiche

arriva a sollevare dei carichi

che sono vicini al proprio massimale

mentre un amatoriale per x ragioni è comunque

al di sotto del suo potenziale genetico quindi

tante problematiche

non le incontra

proprio perché non arriva alla sua massima espressione

per esempio oltre a questi abbiamo detto

nel professionismo io spesso

noto problematiche distorsive a carico di polsi

e a carico dei gomiti

problematiche

che non vengono

menzionate dalla statistica

perché effettivamente sono minoritarie

però sono tra le problematiche più gravi

che io trovo nel professionismo del sollevamento pesi

e parlo nel sollevamento pesi olimpico

che poi già nel powerlifting nel crossfit

eh si potrebbe fare un discorso a parte

però se identifichiamo lo sport olimpico

di sollevamento pesi come riferimento

si può fare questa distinzione

quindi nell'amatorialità c'è sicuramente

infortuni legati

al ginocchio alla spalla e alla

lombare che sono quelle delle evidenze

scientifiche alloggi disponibili

nel professionismo

a questi si sommano

anche degli episodi molto più gravi

a carico di spa di gomiti e polsi

e invece nel settore

subelite e al di fuori del sollevamento pesi

allora io eh farei prima un passettino indietro

perché partirei dalla definizione di infortunio

che non è molto facile da dare e anche

in ambito di ricerca è un pochettino problematica

la questione

eh ti faccio un esempio banalissimo eh

frattura del polso in un eh giocatore di calcio

secondo te può essere considerato un infortunio

secondo me no perché

sarà stato traumatico non è stato cioè non

non la vedo come una cosa tipica dei gesti sportivi

durante la partita di calcio ok e se adesso

ti dico che eh il giocatore di calcio è un portiere

lo consideri un infortunio interessante sì

perché limita la sua performance

limita le sue prestazioni le capacità di allenarsi

le capacità di competere

quindi a seconda di come definisci l'infortunio

cambia anche il tasso di infortunio

quindi se io definisco un infortunio come un dolore

così a specifico

che si presenta durante gli allenamenti ma che non

limita la capacità dell'atleta

di partecipare agli allenamenti o alle competizioni

è un conto se definisco invece l'infortunio come eh

un qualcosa che ne limita la capacità

di partecipare agli allenamenti o alle competizioni

è un altro

e se io cambio la definizione e cambio il tasso di

infortunio mi sballa completamente

tutta la ricerca infatti ehm

molta della della ricerca che ha nominato castellano

eh è abbastanza chiara a riguardo e ehm

chiariscono come ehm

appunto la definizione

che molto spesso non viene data

neanche negli studi che le riportano per cui

parla si viene parlato di tassi di infortunio

però non viene specificato che cos'è l'infortunio

e quindi se magari vengono aggregati più studi con

definizione di infortunio diverse

viene da sé che

poi il tasso di infortunio che viene

descritto per un tipo di sport

è molto aleatorio o comunque magari non rispetta

in maniera eh

chiara e veritiera

quella che poi è la realtà e la pratica clinica

difatti per esempio nel powerlifting il

tasso di infortuni che viene

descritto come numero di infortuni

ogni mille ore di

ogni diecimila di partecipazione

si aggira tra i due e i quattro ovvero

ogni diecimila ore di partecipazione

c'è una buona probabilità che tu avrai

dai due ai quattro infortuni ok

che ha un tasso infortuni estremamente basso

se lo compari a il calcio

per esempio che è lo sport più praticato e che ehm

in cui il tasso di infortuni si aggira intorno al ai

ai venti quindi

praticamente dieci volte tanto ok sebbene

poi alla fine

se vai a considerare i pesi vengono spesso considerati

quello sport per eccellenza dove ti fai male

anche se come puoi vedere il tasso di infortuni

non è neanche lontanamente paragonabile

se ci pensate ma è una cosa abbastanza buffa

perché ad esempio è venuto ivan

polichetti che è un powerlifter

che ultimamente si è specializzato molto in panca

piana e lui ha scoperto il powerlifting

grazie a un infortunio

è stato mandato in palestra per fare rinforzo

ma questo è comune come che si identica cosa abbroccio

frefree si ritrova e e no

scusami ha ha senso perché

eh nel senso la controllabilità di un allenamento

eh powerlifting

è molto sovrapponibile

alle metodiche d'allenamento per il rinforzo

esattamente quindi lo trovo abbastanza

normale

che ci sia un tasso di infortuni molto più basso

di uno sport imprevedibile con contatti

traumi e non a caso se tu fai prevenzione

utilizzando l'allenamento

controresistenza come preparazione

il tasso di infortuni specialmente quelli sovraccarico

si dimezza e certo non a caso

sviluppi adattamenti distutali che ti permettono di

tollerare le prestazioni che tu vuoi avere sul campo

e ti infortuni di meno adattamenti tissudali

scusate faccio un piccolo

off topic ma tanto so che ci tenete anche voi

senza un certo stimolo non avvengono no

assolutamente no

anche mentale non solo del tessuto eh

se non ti applichi

eh a imparare qualcosa

non non apprendi mi

volevo collegare a quello ha detto il dottore

riguardo la definizione di infortunio

che è molto interessante perché è una

tematica che sembra un po più filosofica

ma in realtà secondo me è consistente

perché effettivamente

nelle varie pubblicazioni che ho fatto

hmm per definire l'infortunio

ho avuto un po di difficoltà

perché ognuno aveva un po la sua definizione

di infortunio cioè che cos'è l'infortunio

il dolore la disabilità

legata a quante

a quanto tempo

legata a che grado di dolore

quindi ci sono dei parametri molto

soggettivi quindi tocca

mettersi d'accordo

perché se è tutto il dolore un infortunio

allora siamo tutti infortunati e nessuno fa niente

e tra le varie definizioni

quella che ho scelto per alcune

pubblicazioni è stata quella dello i o c

del international olympic commitment

che definisce l'infortunio come un qualcosa che un

trauma psicofisico

che ti impedisce di praticare la tua disciplina

sportiva specifica

per oltre le quarantotto settantadue ore

quindi al di sotto di due tre giorni

momentaneamente di problema

non si può parlare di infortunio ok

quindi questa è una definizione che secondo me io

sposo appieno

perché rappresenta esattamente quella che è

la la continuità dello sport perché se uno pensa che

soprattutto in un percorso agonistico che sia

finalizzato al professionismo o alla maturità

ma comunque il percorso agonistico quello è

è impensabile

non provare dolore durante questo percorso

bisogna capire

però col professionista ovviamente di riferimento

ma quello che invoglio e

incido ognuno dei miei pazienti atleti a fare

è di percepirsi quindi di capire se quello che tu hai

è un infortunio

oppure no basandosi su questa definizione che penso

possa essere condivisa anche da un puntista

empirico in più insomma ce lo dice

un organismo internazionale quindi tendiamo a fidarci

no assolutamente concordo con questa definizione c'è un

un film

molto bello sul football americano dove durante un

un allenamento

eh un giocatore viene placcato va a terra

il giocatore non si rialza il coach va lì e gli fa

eh ti fa male o sei infortunato e lui fa

qual è la differenza

beh se ti fa male ti puoi rialzare

sei infortunato non puoi tornare in campo no no no

mi fa male ma sto a posto

e ti fa capire come appunto un conto è dire

eh ho dolore ho dei sintomi un altro conto è dire

non posso partecipare allo sport

non posso performare come vorrei assolutamente

eh tant'è che eh quel

genio di greg nacols è riuscito a fare un uno studio

eh basandosi su dei questionari e ha visto come

eh circa il sessantatré per cento dei powerlifting

dei powerlifter riportavano

un infortunio che se lo paragoni al tasso di infortuni

basso che ti ho

descritto prima è un pochettino discordante la cosa

infatti anche in quel caso infatti lui nel

questionario

diceva semplicemente ti sei infortunato o meno

ma non dava una definizione infortunio

quindi se per infortunio intendiamo

mi sto allenando ma

ho un doloretto qua mi fa un pochettino male lì

ho continuato ad allenarmi è un conto un altro conto è

mi sono infortunato non riesco più ad allenarmi

o ancora mi sono infortunato

ma devo cambiare la mia programmazione

allenante per poter agire la cosa

cambi la definizione cambi il tasso di infortuni

e cambi anche la gestione a quel punto

allora prima di parlare di eh tre infortuni

tipici che scegliamo e condividiamo i percorsi da

medico dello sport e fisioterapista

ehm voglio introdurre un tema che sicuramente

all'amatore allo sportivo medio

diciamo la persona che magari fa anche uno sport

in maniera appassionata

ma non ha competizioni in programma

perché ehm a volte arrivano agli infortuni

perché nella preparazione nella programmazione si fa

eh molto gesto sport specifico

e eh magari ci sono delle cose che vengono trascurate

in questo tema ovviamente

rientra la stabilità articolare

l'abilità quindi la coordinazione

e e la mobilità

e eh io lo

chiedo a tutti i professionisti che si occupano di

di sport in generale

perché trovo che ci sia ancora confusione

sul grande tema

degli esercizi specifici per gli

extrarotatori dell'omero

la stabilità del ginocchio il ciclo del passo

eh spingi solo sui metatarsi non sulle dita del piede

la gabbia toracica che non si espande

non si comprime quindi poca stabilità del core

e ci sono alcuni che

nella programmazione

ci sta un trenta per cento di esercizi specifici

di stabilità hmm hmm tanti altri che dicono ragazzi

in trend and conditioning fate rinforzo

si porta tutto appresso

il le le metodiche di rinforzo

ce l'abbiamo una tesi universale su

su questo ragionamento qua beh penso che si può hmm

convogliare il nostro

punto di vista in un unico che è legato

al buon senso

allora se non c'è una base

di strength conditioning

parliamo del nulla

quindi tu ti devi allenare bene e per bene

intendiamo in maniera

è completa rispetto quello che è il tuo sport

e in quello che è la preparazione di base

perché molti si scordano che qualsiasi ehm sport

tu pratichi cioè prima di essere un pesista

un calciatore

un giocatore di qualsiasi altro sport

tu devi essere un atleta

quindi se tu non hai una base atletica

diciamo che atletica si hmm si può fare riferimento

inconsciamente

alla parte appunto

atletica della corsa ma per atletica si intende

questa è una vecchia definizione la parte fisica

quindi se tu non hai una preparazione fisica di base

atletica

era un vecchio concetto io son cresciuto in quell'idea

ma adesso dici appunto

preparazione fisica

ma prima si diceva preparazione

atletica ma si coinvolgevano tutte le capacità sia

condizionali che coordinate

quindi tu non hai questa base

di preparazione

non puoi costruire niente un pontista tecnico

o meglio lo puoi costruire ma arriverai a un punto

in cui ti spaccherai

perché non avrai quella capacità di tolleranza

ai carichi che ti costruisce la base così

come la zona due ti costruisce la base per l'endurance

non potrei costruire nulla quindi

la party string conditioning rappresenta la prima

e non l'unica però

sicuramente la prima e insostituibile eh

capacità di prevenzione infortuni

sopra di quello tu vai a costruire che cosa

quelle che sono le modalità sport specifiche

per ogni atleta

quindi se fai ovviamente sport di over head avrai

certamente

certa attenzione rispetto che se giochi a calcio ok

e al gradino ancora più superiore

quindi facendo una piramide basata sulla

da quella che è più evidente

o se in conditioning

e poi delle attività di allenamento sport specifiche

alla punta

noi cosa possiamo mettere possiamo mettere le

interindividualità

fra atleti ossia ci sono atleti più rigidi

atleti che hanno già delle problematiche pregresse

e lì vai a costruire quindi a fai un telo red

quindi vai a a sartorizzare intorno all'atleta

quello che poi è l'attività che gli che gli occorre

cioè questo è quello che bisogna fare

se ci perdiamo troppo in dettagli ci perdiamo tutto

quindi va bene che tu puoi avere che ne so la caviglia

rigida

ok ma quanto fai di squat com'è il tuo gesto tecnico

com'è la tua qualità di allenamento la programmazione

dopo che hai scremato tutto questo

puoi arrivare a fare un lavoro ultra specifico

quindi fondamentalmente quasi l'opposto

di quello che spesso si fa

boh dipende io sono negli ambienti dove lavoro

eh si fa questo

propongo questa visione e vedo che viene accettata

quindi ti parlo sia di professionismo del rugby

ehm e della petistica

sia di amatorialità

quindi dipende un po dall'ambiente che incontri non

non ti so generalizzare

dipende cioè ho visto di tutto eh nella mia vita

cose bellissime e cose bruttissime

quindi non mi meraviglio di nulla

però questo è quello che poi alla fine funziona

ma non lo dico soltanto io cioè è

è proprio quello che emerge cioè la esistono due scuole

diciamo di pensiero

estrema un po quello che stai un po dicendo tu

quello che dici

basta che carichi fai quello che ti pare tanto ti

adatti e quello che dice che se non fai le cose

esattamente

una certa tecnica esattamente un certo modo e poi ti

spaccherai no in realtà c'è sempre una famosa via di

mezzo cioè è vero che il tessuto si adatta

ma la specificità deve essere altrettanto valida

quindi questa piramide che si basa ripetiamo su un

una parte di preparazione fisica fondamentale

una preparazione sportiva specifica per quello sport

e sopra un lavoro di interindividualità

che rappresenta appunto un percorso

motorio specifico per quelle carenze

per quella storia clinica del paziente atleta

per una serie di competenti hmm di variabili

è fondamentale

questa è l'unica che può funzionare eh però ecco

inizialmente da come l'hai detta sembrava che la base

della piramide è appunto la costruzione

della preparazione atletica

soprattutto in tema di estrane conditioning

sì ma stein conditioning

contempla tutto cioè contempla la forza

e quanto la resistenza

cioè spesso si fa questo errore a pensare che lo

stein conditioning sia solo forza

questo è un bias cioè non è vero

se tu fai per esempio per dirti una un esempio il

la certificazione c s c s

con l n s c a

sì c'è una certificazione in strength conditioning

ma tu la studi la parte

di resistenza

la parte di velocità la parte di bilometrica

questo per fare un esempio che poi alla fine

con strength conditioning questo è un bias che vedo

frequentemente si pensa che ci sia solo la forza

la forza è una componente fondamentale

ma non è l'unica esistono

le capacità coordinate e le capacità condizionali

che sono fuse in questa parola

bellissima inglese e si chiama strength e conditioning

ma è una preparazione fisica completa è quella

a cui mi riferisco hai risposto

alla domanda che non ti ho fatto

ok ok immaginavo eh sì

concordo

perfettamente con quello che ha detto il collega

cioè nel senso

eh molto spesso eh

ti capitano pazienti che non hanno proprio le minime

basi per poter affrontare un percorso

di abbigliativo e può essere anche un momento

è estremamente utile per colmare

tutte quelle che sono queste carenze cioè della serie

ok abbiamo eh l'arto inferiore sinistro infortunato

occupiamoci nel mentre

visto che non possiamo

trattare quello di tutto ciò che è il resto quindi

sviluppiamo la parte superiore ci occupiamo della

del condizionamento aerobico

e proviamo a colmare le altre basi nel mentre che il

i tempi

biologici di recupero che sottolineo non si possono

accorciare in nessun modo a meno che michele

non ha trovato qualcosa nel mentre

no però penso saresti milionario

eh quindi a discapito di quello che eh si possa dire

i tempi biologici di recupero non si possono accorciare

al massimo

noi possiamo stare dietro e accorciare i tempi

riabilitativi provando a ehm diciamo eh

andare a sollecitare i tessuti

nella maniera più adeguata possibile

ma anche in quel caso se provi a forzare le cose

molto spesso

non finiscono bene e finisci a perdere più tempo

di quello che

non avresti

perso se perso se avessi fatto le cose con calma

allora

troviamo

tre infortuni hmm e

non solo quelli che sono più comuni a livello di

pubblicazioni vediamo di incrociare i mondi

perché tu comunque ti occupi molto più di clinica e

a che fare anche con persone che

non sono neanche lontanamente atletiche

non neanche atleti atletiche

d'accordo e e tu invece insomma

c'è un'altra popolazione

anche se so che ti occupi ovviamente di tutti

però diciamo la ma la maggior parte dei clienti

dei pazienti

la maggior parte so belli sportivi insomma sì sì

quale può essere quali possono essere tre infortuni

che vi capitano spesso entrambi schiena sì schiena cioè

mamma un'impazzisce sì sì schiena schiena la lombare

comunque vincerà sempre sì lo sai

ma è anche la problematica

più diffusa al mondo come stabilità eh esattamente

quindi si ritrova anche nella nostra pratica quotidiana

senza un paio di dubbio certo

cioè se consideri che almeno una volta nella vita

una persona hmm eh ha esperienza fisica del dolore

specialmente del dolore eh lombare

hmm e come diceva castellano

è la principale causa di disabilità al mondo

capisci quanto sia frequente questa problematica

qual è il meccanismo tipico

ehm diciamo i fattori predisponenti ah questa

questa è una domanda fantastica perché potrei sentire

di tutto e poi troverai invece gli esperti del settore

quelli che studiano pubblicano e i massimi

esponenti in materia che ti diranno che tra il novanta

e novantacinque percento dello back pain

del mal di schiena è totalmente a specifico

e quindi non puoi andare a identificare

una causa precisa quindi non posso andare a indicare

con il dito e puntarlo controverso

un muscolo un

tendine un osso

un'articolazione

una cartilagine che è la causa dei sintomi del paziente

e eh

è un un passaggio molto difficile da eh

far arrivare al paziente

perché molto spesso viene da te e pretende la diagnosi

cioè pretende di sapere qual è la causa del suo dolore

e come se fosse utile

come se fosse utile perché al paziente perché al

perché al paziente pensa ok

perché abbiamo questa mentalità

biomedica perché pensa ok io ho identificato questo eh

questo problema

posso andarlo a

recidere tagliarlo ehm

trattarlo in modo specifico

e ho rimosso la causa del mio dolore

però come dicevo nella stragrande maggioranza dei casi

non è così e ehm

parlo anche per

esperienza personale ho sofferto di mal

di schiena da

quando avevo quattordici anni

mi so mi sono state date tutte le diagnosi

possibili e immaginabili

nessuna era eh

fondata nessuna aveva un

un vero criterio diagnostico dietro a supportarlo

e poi la cosa ehm

interessante è che

la seconda della

diagnosi cambia anche il trattamento per cui

in un caso è l'obsoas

che è a contratto e quindi devo fare immobilità

in un altro caso è eh la lombare

che è accentuata

e quindi devo andare a rinforzare il core

però poi non c'è nessuna evidenza nessuna prova che

queste siano realmente le problematiche o

che il trattamento poi vada a risolvere

effettivamente la cosa

poi eh

come dicevo prima la maggior parte delle volte

il paziente pretende

di eh sapere qual è la causa

e non capisce che

dopo aver escluso tutto ciò che c'è di grave quindi

ehm problematiche oncologiche traumatiche

problematiche infettive problematiche neurologiche

una volta che ho escluso tutto questo

e so sto tranquillo

che il paziente non ha nulla di grave

cioè la strada è libera io posso fare quello che voglio

eh cioè io e il paziente

possiamo fare quello che vogliamo

è molto liberatorio questa cosa

però purtroppo ecco molto spesso la libertà

spaventa un pochettino perché il paziente

vuole essere incanalato in in una

corsia in una

diagnosi e vuole seguire un determinato percorso

senza capire che

questo percorso molto spesso

è eh caratterizzato da tanti alti e bassi

e io personalmente non ho mai

forse un paziente ha avuto un decorso estremamente

lineare dalla

dalla diagnosi al recupero completo

ma nella mia esperienza

personale questo non capita quasi mai

io

signori ho un'idea un po diversa da quella che insomma

avete esposto

nel senso che secondo me

dare una diagnosi precisa al paziente è utile

al paziente in modo tale che dà un nome e un cognome

alla problematica poi

come sempre facciamo

cioè non è che possiamo essere

mai sicuri che sia esattamente quella la struttura c'è

sempre un margine di imprevedibilità e di non

conoscenza della struttura anatomica

quindi questo vale per tutto

anche per le problematiche più conclamate e più chiare

quindi secondo me dare un nome

hmm di agnosica alla problematica permette

comunque di dare al paziente un nome al problema

che da un punto di sta psicologico fa tanto

cioè perché non c'è cosa peggiore

che avere una problematica che tu non conosci

i professionisti non sanno come chiamarla

tu sei nello sconforto

una volta un papà mi fece questo esempio

di questo figlio

di di suo del suo figlio che aveva una problematica

che i medici del bambino gesù di natura respiratoria

non sapevano come

come chiamare come attribuire quindi tanto più la cura

e lui una volta in uno sfogo mi disse eh

preferirei che mi dissero

che mio figlio sta per morire

piuttosto che ehm

continuassero così a non dirmi nulla ovviamente la

disperazione di quel padre

cosa si vinceva la sua disperazione nel non sapere

ovviamente la sua risposta era esagerata rispetto

o alla possibilità invece di cura

però è comprensibile cioè umanamente una risposta

hmm è legata all'ignoranza di una materia

è comprensibile cioè il cervello va nelle direzioni più

disparate e non lo fermi

più poi quando comincia a schizzare così ecco

là che poi arriva il santone che ti propone qualcosa

ecco là la cura miracolosa

invece noi come

professionisti secondo

me abbiamo il dovere di dare un nome e un cognome

a una problematica

anche se non siamo totalmente sicuri

a patto di aver escluso

tutte le persone

red flex in tutte le problematiche più gravi

ovviamente per non

creare nessun nocebo anche poi

eh pratico e realistico però

dentro di questo

dobbiamo avere un'idea di quale tessuto

sta originando il dolore

quello che non sappiamo che è un po legato

al concetto di

non specific che lo back pain

che io contesto abbastanza

è il fatto che se pur noi identifichiamo il tessuto

che scaturisce il dolore

non possiamo sapere perché in alcuni

da così tanta disabilità e dolore in altri meno

in quello è il non specific

io non lo chiamerei non specific lo chiamerei

che non lo conosciamo

cioè non conosciamo

l'esperienza del dolore di ogni persona

però il tessuto che origina il dolore quello

lo dobbiamo a mio avviso eh identificare

anche perché se hmm

non sappiamo come

eh appunto approcciare con la cura

cioè quando noi proponiamo comunque un percorso

abitativo dobbiamo avere un'idea cioè

sennò è un problema che ipotizziamo sia

faccettari o delle faccette articolari

ovviamente tutte le per

estensioni saranno quelle che cercheremo di evitare

così come se pensiamo ci possa essere

una irritazione alla radice a causa del disco

dobbiamo per forza invece

evitare tutte quelle sono le flessioni quindi

per me dobbiamo dare un nome

al problema per tranquillizzare il paziente

identificare un percorso di cura ragionevole poi work

in progress

verrà visto qual è la problematica e come si evolve

questo insomma diciamo mi interessava

puntualizzare su questa cosa

del non specific

perché questo lo reputo

soprattutto un trend legato molto alla moda attuale

cioè quello di dare una possibilità a tutto

una relatività a tutto

in realtà non è così cioè in medicina non

abbiamo i criteri

i c f che sono dei criteri con cui noi identifichiamo

delle diagnosi specifiche

a problemi specifici quindi

viene dalla formazione proprio medica clinica di base

e dare un nome a un problema

poi ragazzi esiste anche

l'insicurezza

e l'incapacità del professionista di fare questo che è

ragionevolissimo

ma è un nostro problema

cioè siamo noi che dobbiamo allora

skillarci di più cioè

prepararci di più per poter dare risposte più efficaci

poi sull'andamento

nessuno può prevedere come andrà

da un semplice mal di schiena a un'ernia espulsa

nessuno

l'unica cosa che paga è il lavoro quindi devi mettere

là a lavorare

e nell'evoluzione con tutte le variabili che ci sono

le interazioni personali i sostegni psicologici

i cambiamenti della terapia

l'integrazione farmacologica

e alla fine alle volte anche la chirurgia

sono dei componenti e vanno volare

work in progress allora vi riporto

questo sul campo da battaglia della pratica quotidiana

soprattutto al di fuori dei dei vostri settori

perché ehm capita anche per esempio nei percorsi

motori quindi da trainer da coach

da kinesiologo come lo vuoi dire

capita a tutte le persone che somministrano

esercizio fisico

di eh avere queste persone che hanno

dolori ricorrenti con momenti di riacutizzazione

ovviamente gli si chiede che cos'hai

che cosa non hai e ti dicono guarda sì

c'è una protlusione a spondilo

distese eccetera eccetera ho fatto diversi percorsi vi

si vedrà via di riabilitazione ma alla fine

m'hanno detto che devo fare rinforzo

ma questo dolore si ripresenta eh

lì è a specifico o specifico

però è quello che dicevo prima

esattamente quello cioè se tu hai una diagnosi precisa

spondio li stessi per esempio ho detto prima ok

l'approccio da spondolo estesi almeno nelle prime fasi

cioè quella non è che si

scappa troppo

eh tocca vedere che hai fatto pure a me mi dicono

eh no dottore ho fatto diecimila percorsi fisioterapia

non sto bene non si è tolto eh ma che hai fatto dieci

tegar quattro laser quattro cinesi

passiva e io dico ragazzi

fermi questa non è fisioterapia

cioè questa non è fisioterapia già

con l'izzi elettromedicali non hai fatto fisioterapia

che ne si passiva va benissimo ma è una parte

microscopica eh no ma ho fatto pure rinforzo

faccio un esempio della

tendinite del tendine d'achille che hai fatto

eh su e giù sullo scalino non è il rinforzo quello

quindi eh se vai poi a a a interrogare la persona

a chiedere

e ti rendi conto che poi la realtà è un pochino più

complessa cioè tu non ti devi mai

fidare di quello che il mondo ti dà come

feedback tu lo devi interrogare questo feedback

non puoi basarti

su un input così superficiale tu lo devi scandagliare

devi entrare dentro e come

con le problematiche

cioè tu non puoi basarti su un test

o due test cioè tu lo devi esplorare il paziente

lo devi muovere lo devi interrogare

perché sennò è tutto dolore è tutto problema

è tutto risolvibile è tutto catastrofico

in realtà non è così

quando tu plagi la tua ansia come

professionista e fai ordine nella tua mente

poi l'esposizione che tu farai

e la parte clinica sarà altrettanto logica

però il problema è che spesso tanti professionisti io

noto hanno hmm un'incapacità di

plagare quelli che sono i propri

sentimenti di frustrazione che sono fisiologici

perché ogni professionista ha una

dose di frustrazione

dovuta al fatto che è tutto molto imprevedibile

è tutto complesso il paziente ti

butta addosso un sacco giustamente di ansie

e tu devi essere uno schermo

devi essere l'argine cioè c'è un mare

mosso che è la patologia

e tu devi essere fermo uno scoglio

così come dovresti essere in ambito

genitoriale cioè tu dovresti essere quel

baluardo di sicurezza

per il paziente e per i due figli

perché loro non sono in quel momento

in grado di essere loro stessi fermi

quindi io lo vedo molto il collegamento fra

eh terapista professionista della salute e padre

perché poi la l'azione è la medesima

essere forte quando tutti gli altri sono deboli

essere calmo quando tutti gli altri sono agitati

tu di essere questo e aggiungo

secondo me un psichiatra sanitario che si è fatto male

che ha subito il dolore

che ha sofferto

che ha subito

anche un tipo di disagio psicologico

indotto da quel trauma quindi che ha avuto un trauma

psicofisico è in grado di capire totalmente la persona

ora non è che ce lo dobbiamo fa per forza tutti male

però sicuramente se noi

dovessimo vedere tra le skill

tra le capacità di un professionista che dovrebbe avere

c'è sicuramente

sicuramente il fatto di aver subito del dolore

perché questo lo avvicina

ci sono delle cose che tu non puoi studiare sui libri

solo vivendole e il dolore

è proprio una di queste

ma tutti i professionisti la maggior

no ma forse tutti i professionisti che sono venuti qua

quindi che a me mi sono sembrati molto validi

e molto interessanti

da intervistare

sono partiti tutti dalla necessità personale tutti

che ovviamente

insieme alle competenze ti dà una sensibilità

e una carta in più

tra l'altro

questa cosa che dice lui l'ho trovata inerente

anche a delle cose che accadono tra i medici

sportivi perché si vedono

a parte le visite che già abbiamo detto

visite raccapriccianti ma anche

test di u due max o test di rinforzo fatti

a a r p e quattro

vabbè giustamente come come diceva

michele se tu quell'esperienza

non l'hai mai vissuta

e non sai neanche riconoscerla negli altri quindi

se pensi che il paziente abbia fatto uno sforzo

massimale

ma non sai che cos'è uno sforzo massimale

perché non hai mai messo un bilanciere sulle

tue spalle e provato a spingere con tutta la tua forza

è ovvio che poi non lo riesce a riconoscere negli altri

e mi associo a quello che diceva lui

che eh molto spesso

questa esperienza ti permette di empatizzare con

con il paziente

e ti permette

di eh creare alleanza terapeutica o comunque

fiducia con quel paziente e

che è una base secondo me

fondamentale del percorso

di abitativo perché se non c'è fiducia il paziente

a te non si affida e qualsiasi cosa potrai dirgli

e dargli le raccomandazioni

migliori del mondo ma poi lui non ne farà perché

non si fida

di te e pensa che quelle cose che gli stai dicendo

non siano corrette

e probabilmente andrà da altri

e poi la la cosa difficile è che molto spesso

ehm visto che viviamo in un mondo di estremismi ehm

c'è quello che ha

l'esercizio per farti risolvere il mal di schiena

che te lo vende

in un attimo perché chi è che non vorrebbe avere

un esercizio eh

che ti permette di

eh svoltare il mal di schiena in un attimo ma magari

esistesse

il mio lavoro e penso anche quello di michele

sarebbe estremamente più facile

e poi invece dall'altra parte

ci sto io e ti dico guarda

eh dobbiamo affrontare un percorso

quanto durerà non lo so però eh la durata media del

lo back pain

specifica dalle quattro alle sei settimane

questa è la media

poi tu sei un singolo individuo quindi

potresti avere un percorso totalmente diverso

quindi prendi questo numero ehm

fanne ciò che vuoi

ma il tuo percorso sarà diverso c'è

un una pubblicazione molto bella in cui amano ehm

tracciato il percorso di eh diversi pazienti con ehm

dolore alla schiena con associato dolore alla gamba

e si vedeva come il trend della media

nell'arco di dodici mesi

andava a decrescere in maniera quasi lineare

ma la cosa interessante è che

sullo sfondo di questo trend

c'era il percorso individuale di singoli pazienti

e riempiva

quasi totalmente il grafico cioè il grafico era

quasi completamente

illeggibile perché

i singoli percorsi erano talmente tanto

altalenanti che andavano a ricoprire tutto il grafico

ehm vallo a spiegare eh questo

questo concetto

a un paziente

che vorrebbe avere

eh subito la soluzione al suo problema

cook sembra che il tassello mancante più frequente

è rinforzo

allora eh dipende nel senso che se tu hmm

intendi per rinforzo

l'aumento della forza fisica come un r m

cosa tra l'altro

invalutabile in questo senso così ehm

no non intendevo non non in questo senso

diciamo che qualsiasi azione muscolare

comunque produce un rinforzo

anche semplicemente

la resistenza ti produce comunque un aumento

soprattutto se parti

da una base di non condizione non

di non prestazione fisica insomma adeguata quindi

allora io eh cerco di far abbracciare i pazienti atleti

il concetto di ehm

eh rinforzo specifico nel senso

cerco di far abbracciare ai pazienti il processo

grazie al quale noi riusciamo a lavorare

su una struttura specifica

una struttura specifica

questo genererà una serie di reazioni a a cascata

tra cui anche l'aumento della forza ma non l'unico

che ti permetterà di risolvere il dolore

ma se identifichiamo in maniera

asettica come l'aumento

solo della forza

come elemento no

però sicuramente il mezzo sarà quello

che però è a specifico

la la risposta è specifica

ma l'imput è specifico

no però quello che ti voglio dire no

sul discorso prima

perché a me eh in realtà

in parte lo approvo il fatto di non avere la

la causa specifica il colpevole specifico ovviamente il

caso che hai fatto tu eh no

mi mi mi piange il cuore però tante volte le persone

quando hanno

il il colpevole

dice no guarda a me mi fa male la schiena per

la spondilite ho le stesse e tu dici

guarda che se fai un percorso di rinforzo fatto bene

ci sono persone che hanno

cinque volte più

le tue lesioni e cinque volte più gravi

e neanche lo sanno

perché se fai un rinforzo anche a specifico

vedrai che questa cosa la risolve sì però il tuo

un bias cioè pensare che

attraverso cioè se tu sai il problema

poi di conseguenza trovi l'alibi

questo è un bias

cioè questa è una cosa che tu devi evitare

col paziente atleta

cioè dare un nome al problema

deve essere un alleato non deve essere una scusa

io sono penso il professionista antiscuse

cioè per me devi solo lavorare dobbiamo

insieme solo lavorare

quindi esiste solo il lavoro se il lavoro funziona

abbiamo successo sennò

no quindi poi

sono in uno studio in cui sono io da solo col lettino

e la mia palestra quindi non io non c'ho proprio scuse

proprio come deformazione anche

professionale ho

scappato ho sempre

praticato una medicina basata sulle evidenze quindi

mai praticato elettromedicali

mai avuto altri distrattori

all'interno del nostro

percorso di cura sono io il paziente e il lavoro

manuale e fisico quindi

hmm cioè con me

sfoglia una porta aperta non ci sono essere degli alibi

però dare appunto il nome al problema

deve essere visto con un alleato

capito volevo dire cioè è il modo è il

il nemico con cui

insieme io e te dobbiamo combattere

contro cui combattere per evitare caos

disorientamento tu lo devi indirizzare cioè tu devi

devi fare a b e c

perché perché si fa così

poi il perché

lo devi motivare bene tu come professionista

devi essere anche credibile

è ovvio se tutti presenti

non sportivo quindi con la panza

eh ovunque fuori forma

o comunque ti presenti

come la cosa più lontana dal movimento

o da anche da una vita

comunque salutistica

è ovvio che già ti presenti male

è difficile che tu cioè

avrai successo il nostro

paraverbale e non verbale rappresenta

all'elo comunicativo

molto di più in termini

percentuali di efficacia rispetto al verbale

quindi tu puoi di quello che te pare ma come

sempre coi figli faccio sempre l'esempio dei figli

tu gli puoi di quello che te pare

figli e pazienti ma sarà sempre il tuo esempio

a guidarli

a me fa ragionare il discorso che hai fatto tu

riguardo il

il rinforzo perché eh ragionando in questo modo

in teoria power lifter e with lifter

non dovrebbero avere

infortuni perché sono quelli che hanno

più forza in assoluto quindi hanno

più adattamenti specifici in assoluto

però quella è forza su dei gesti specifici esatto però

in teoria sono quelli che vengono identificati

come i massimi

gesti per forza

corretto quindi se io devo andare a valutare la forza

in un paziente

per esempio posso andare a utilizzare uno squat affermi

allora io

a volte ne ho parlato di questa cosa

è un tranello eh di atteso

un tranello no nel senso secondo me

squat stacco bancamiera eccetera sono dei metodi

dove c'è eh molto controllo dello stimolo

dato e quindi sono degli strumenti

che canonicamente

sono molto utili per proporre rinforzo

concordo ma non sono

gli unici parametri per misurare la forza concordo

faccio un esempio banale capita spesso di vedere

eh gente che messa appunto magari classico

back squat c'ha i suoi carichi se fai nel

nel riscaldamento ti capita di fare un esercizio

monopodalico tremano come le foglie

hmm hmm e quella è un campanello

allarme cioè com'è che sta articolazione

sto sistema nervoso centrale

già c'ha c n s fatig detta tecnicamente

su una cosa così

banale quando tu ti metti centosettanta chili addosso

ok ho capito che intendi e quindi

bisogna vedere insomma cioè è come vi ricordate

vi ricordate dovrebbe essere attualissimo però gente

si è dimenticato

le routine di preatletismo no la classica

calciata dietro e andature tecniche

c'è gente che si definisce atleta

e se vedete come poggia le caviglie e il livello di

stiffness che c'hanno quelle caviglie tu dici

ma tu come fai a non avere

infortuni cioè io questo ragionamento lo faccio spesso

e eppure magari è gente se mette duecento chili addosso

quindi no secondo me non non si può usare come

unica valutazione di forza

ok panca squat trazione ok

proprio no e sono d'accordo con te

il discorso che facevo io è

se partiamo dal presupposto che più un atleta è forte e

meno ha probabilità di infortunarsi

eh sì ma fino a un certo punto

perché altrimenti ripeto

non ci sarebbero

dati alla mano che dimostrerebbero il contrario

per esempio in uno studio che ho citato prima eh

la maggior parte dei

le atleti che

utilizzavano carichi

superiori all'ottantacinque per cento

avevano più possibilità di infortunarsi

certo eh ma perché come avevamo detto anche prima

più ti avvicini

al tuo limite genetico più c'è una possibilità

che ti vai ad infortunare ok certo eh ehm è un

un pochettino un paradosso però eh se è così

se ti alleni abbastanza e e bene non ti

infortuni se ti alleni troppo ti vai a infortunare

non a caso molto spesso

quello che eh io vedo nei powerlifter

è che sviluppano ehm

ehm infortunia sovraccarico ma perché vanno a eh

stimolare il tessuto

solo e unicamente in un determinato modo

non hanno nessun tipo di variabilità

e poi vuoi o non vuoi quel tessuto cede ma perché

è stato stimolato continuamente in un

in un solo modo non c'è mai stata

verità in allenamento non c'è mai stato

la giusta dose di recupero

e un atleta fortissimo può poi

sviluppare infortuni

poi nel tuo episodio ti ricordi diciamo sul fatto del

dei test dell'un

r m eccetera che è una cosa che nella preparazione

fatta bene non può essere così frequente

c'è gente che si allena sempre

secondo loro a cedimento con continui test su singole

doppie e triple e avevi detto nel tuo episodio

ma ormai questo

ehm insomma è molto diffusa tra chi ci capisce di

allenamento sono dei test

appunto non è una una metodica d'allenamento

qual è l'inter ideale

per una persona

che ha il solo back pain

specifico da chi deve andare

e qual è proprio l'inter

dei vostri sogni

e dei sogni del paziente quello più produttivo

in assoluto

eh parla tu perché la prima parte è tua quindi ok vai

eh

allora secondo me il primo passo fondamentale

deve essere trovare

un professionista sanitario che lo sappia

rassicurare ed educare perché eh

l'ho provato io sulla mia pelle e lo vedo ogni giorno

sui pazienti eh

siamo non bravi

bravissimi nel terrorizzare i pazienti e nel

eh farli cadere nello sconforto più totale

con delle semplicissime parole

una paziente che mi aveva contattato

dopo aver sentito il nostro ultimo episodio

aveva avuto

a quanto ho capito un episodio di labirintite

ha fatto una

eh risonanza magnetica a livello cervicale

non aveva sintomi di nessun tipo

eh sono usciti fuori i reperti totalmente a specifici

totalmente ehm occasionali

il medico curante gli aveva detto ok

eh smetti di allenarti altrimenti non

eh arrivi a sessant'anni e sei una disabile

cioè è bastata

è bastata un'interazione di due minuti a

sconvolgere l'intera

vita di una paziente e

ti ripeto ci sono passato io sulla

sulla mia pelle accumulando

diversi infortuni

e mi veniva sempre detto che dovevo rinunciare

allo sport o al tipo di sport che volevo praticare io

e a un eh ragazzino

che vive per lo sport e il

lo

gli

gli distruggi totalmente la la sua vita in un attimo

cioè io che mi sono operato alla colonna

come ti accennavo prima di iniziare la registrazione

eh perché avevo due ernie del disco

e non riuscivo ad allenarmi più e allenarmi

per me è una cosa

importantissima

altrimenti penso non sarei finito

neanche qui a parlarne

e eh la prima cosa che eh

appena mi sono risvegliato il

killer che io che è stato

ok non potrei più fare i pesi in vita tua

così te ne vengono altre due

perché sennò te ne vengono altre

e io gli ho fatto scusami

ma secondo te io perché mi sono operato cioè

no tra l'altro te ne vengono altre con la sedentarietà

allora ehm perché poi

vabbè entrando anche nel dettaglio lui mi ha fatto

no perché non ho mai visto una lassità

legamentosa così alta a livello vertebrale

ok rinforziamo come come puoi

l'unico modo che io conosco vediamo se

se anche l'unico modo si è cambiato la realtà esatto

si è cambiata la fisiologia nel mente

l'unico modo che conosci

per aumentare la resistenza

tessile dei dei tessuti è solo caricarlo ok ok

quindi in teoria io devo evitare

l'unica cosa che mi poteva aiutare ok

e ehm e e ripeto è sconvolgente

quanto siamo in grado di abbattere le persone

e eh io sono educato sono

informato ho avuto un percorso

ho studiato ho avuto esperienza

quindi ho preso quell'informazione

l'ho totalmente eh

tenuta da parte mi sono

mi sono affidato a un professionista

perché io non so riabilitare

me stesso sono talmente

eh scarso in questo

e ho fatto il mio percorso

e a distanza di un anno dall'operazione

ho mandato il mio video

di centottanta chili di distacco al neurochirurgo

perché

quello era il mio obiettivo e quello volevo raggiungere

ora io non sono

diventato il campione del mondo di powerlifting

ma probabilmente non

sarei diventato neanche prima

eh di operarmi e di avere l'infortunio

però io sono tornato a fare l'attività che volevo

ci deve essere una via di mezzo tra

non puoi fare più pesi in vita tua

devi diventare il campione del mondo

ci può essere un ok

mettiamoci un attimo a tavolino

proviamo a costruire un percorso

terapeutico insieme

proviamo a affrontare questa riabilitazione

non sarà facile

dubito che qualcuno

onestamente possa dire che sia facile un percorso

riabilitativo ci saranno

ovviamente delle ricadute

ci saranno dei momenti difficili

proviamo ad affrontarli insieme come meglio possiamo

ma io non come

professionista io non non non so fare

previsioni a medio e lungo termine dal punto di vista

riabilitativo

poi ovvio ci sono

dei criteri che vanno rispettati

se parliamo di un infortunio

al crociato cioè i tempi biologici di

guarigione come eh stavamo dicendo prima

sono quelli cioè prima di nove mesi

io non è che posso

rimetterti in campo ormai

lo posso pure fare ma rischio un infortunio

e l'onestà da parte del professionista secondo me

è la base

riguardo questa cosa che diceva appunto il collega

riguardo diciamo il recupero da una problematica

di scale della colonna

eh a sostegno di questo che stiamo dicendo ho ehm

scritto uno studio insieme all'università di salerno

proprio sul recupero di ernie espulse in

pesissi quindi la valutazione tutti

pesissi basata questo su questo

studio era basato sui sui casi che ho risolto

e portavamo

un circa cinque sei quindi erano a sedi di casi

dove appunto riportavo la

diagnosi di ernia espulsa

l'intervento riabilitativo

e il ritorno alla piena attività sportiva

cosa che eh insomma

al netto di problematiche

psicologiche perché ovviamente c'è la paura

insomma ci sono tutta una serie

anche di chinesi

fobie che sono lecitissime

però al netto di queste problematiche psicologiche

il recupero da discopatie espulse nella pratica della

pesistica è assolutamente possibile la mia

all'ero di ricerca è una goccia nel mare sicuramente

però è una testimonianza che continua

quotidianamente anche nello studio

di tutti i professionisti che si occupano di questo

a patto che appunto si segue un percorso lungo

lungo signori lungo

che però è fatto

appunto di fasi

come dice anche il collega

in meno natale che si arriva

step dopo step

ad arrivare alla piena soluzione

di quello che è il il percorso abitativo

quindi tutto questo è possibile

lo abbiamo documentato lo continueremo a documentare

perché è una realtà oggettiva

il non fare fa sempre rima con strafare

quindi i due cessi non vanno mai bene

nel mezzo questo famoso mezzo buon senso

rappresenta la soluzione

a quelle che sono le problematiche in ambito

neuro muscolo scheletrico

ma tra l'altro scusate il tecnicismo

un disco che magari dopo essere espulso

inizia anche a disidratarsi hmm hmm

l'unica possibilità

che ha di recuperare un po di idratazione è tramite

eh diciamo lo stress dei suoi vicini sbaglio sì

quindi è indispensabile che non ci sia

immobilità per non seccare un disco ma è la la

lo culo tu dici essiccazione diciamo è un termine slang

che però non non rappresenta la reale

hmm diciamo evoluzione fisiologica

in realtà quello che avviene è questa

fuoriuscita del materiale di scale con una quantità

e con una

poi conformazione in base al tipo di lesione del disco

e

assicuro della quale si riduce lo spazio vertebrale

cioè è questa la cosa importante

di queste escopatie la riduzione lo spazio vertebrale

in realtà

è un ulteriore favorente a quella che può essere

la fuoriuscita di materiali di scale

che in qualche modo viene

assorbita dal microcircolo del canale vertebrale quindi

questo processo

è esattamente il processo che tu devi andare a a

modulare

e a monitorare durante il percorso abbradativo

perché prima o poi questo materiale

terminerà di essere protruso

e si formerà una cicatrice i tempi

biologici che neanche penso all'elo

chirurgico se apri vai a vedere

riesci a capire

quindi è un qualcosa

che tu devi monitorare clinicamente

giorno per giorno

comunque settimana per settimana in maniera comunque

cadenzata

rappresenta il nostro obiettivo di monitoraggio

dell'andamento riabilitativo

però l'immobilità è peggiorativa in questo punto

i due estremi cioè stare troppo fermo

dipende allenarti come se nulla fosse

rappresentano le due

state che non devi percorrere e nel mezzo c'è come

dicevo prima il monitoraggio dello stato

dei tessuti di tolleranza in base

alla loro ricostituzione

fisiologica che non possiamo sapere

ma che possiamo dedurre

da quelle che è l'evidenza dei test che facciamo

concordo assolutamente

rispondiamo comunque al leader ideale

perché detto figura sanitaria

sì fisiatra ortopedico medico dello sport eh

qualcuno di che abbia un titolo e che sia competente

questa è la risposta migliore che ti riesco a dare

poi sì può essere

ognuno di quelli che me l'ha elencato ma hmm

non penso neanche che debba essere necessariamente

un medico sono sincero cioè nel senso anche

fisioterapista fisioterapista può tranquillamente

eh riconoscere e saper trattare un lo

back pain cioè

sfido che il collega accanto

non non sia in grado di farlo

no no ma io gli voglio proprio educare

eventuali ascoltatori a capire qual è proprio

quali sono le tappe più consigliate

le tappe più consigliate sono ripeto prima trovare un

eh professionista

che prima di tutto abbia dei titoli e sia abilitato

a trattare

che mi sembra proprio il minimo indispensabile

sebbene eh in questo periodo eh

faccia sempre bene ripeterlo

e poi che abbia competenze e esperienze

nel trattare quella eh

patologia nello specifico e

facendo attenzione a non guardare

sempre e solo i numeri perché molto spesso

rappresentano uno specchio per l'allodole eh

con cui poter instaurare

un eh rapporto terapeutico come dicevo prima

basato sulla fiducia e sull'onestà

che non venda

un metodo che non venda un esercizio ma che

sia accanto al paziente durante il percorso

riabilitativo

e dopodiché si può iniziare quello che è il percorso eh

non non so se vogliamo trattarlo

specifico per l'atleta

o se vogliamo trattarlo specifico

per il paziente in generale

per il paziente in generale dal mio punto di vista eh

eh

al

al stesso tempo

semplice e complessa

la cosa perché la maggior parte dei casi

il paziente vuole risolvere il dolore

hmm hmm è quella la sua problematica principale

e vorrebbe tornare

alle sue attività di vita quotidiane

senza avere sintomi

e quindi io parto

da un'anamnesi e gli chiedo quali sono le attività

che al momento

riesce a tollerare

quelle che non riesce a tollerare e sulla base

di quelle

provo a strutturare un programma riabilitativo

programma riabilitativo che deve essere mirato al

ritorno

a le attività che il paziente vuole fare

senza o con eh sintomi tollerabili perché

non sempre si riesce a eh gestire o ehm

eliminare completamente il sintomo il dolore

e in alcune volte bisogna imparare a conviverci

considerando che fa

parte integrante he he de

de della vita insomma eh l'esperienza dolorosa

non si può evitare sempre e per sempre

eh quindi

ti rifaccio sempre il il mio esempio perché forse eh

mi

i gli ascoltatori

riescono a empatizzare un pochettino di più eh

sto decisamente meglio dopo l'operazione

se mi chiedi come sto sabato

mattina dopo quattro allenamenti

sulle spalle e sei giorni di lavoro ti dico hmm

non sto benissimo però so che

il sabato è il mio ultimo giorno lavorativo

domenica posso recuperare lunedì

non dico che sto

fresco come una rosa

ma sono pronto per affrontare un'altra settimana

e questi discorsi però vanno affrontati con il paziente

eh eh beh che cambiando esempio e porta

parlando di tendinopatia

cioè il ci saranno degli altri

e bassi durante il percorso erapeutico

anche perché il percorso erapeutico va per tentativi

cioè io non è che

la prima volta che vedo il paziente so esattamente

quale esercizio

funzionerà con lui e quale non gli creerà mai problemi

sì aggiungo a quello che hai detto

innanzitutto il fatto che

puoi lavorare di meno per allenarti di più che

sarebbe una bella soluzione di vita

questa quando è praticabile

no esatto non è praticabile quando è praticabile

l'altra cosa è che condivido il concetto di

che bisogna trovare

un professionista sanitario in grado di hmm

confortarti in maniera professionale cioè non di

eh dimostrare un eh snaturato

ottimismo ma di proporti comunque una soluzione logica

senza creare inutili allarmismi

a prescindere dal professionista che sarà

sarà egli stesso

che se rivelerà che ci sono

rileverà che ci sono delle problematiche

specifiche e ti invierà

dal punto di vista più indicato

cioè se io vedo un paziente come prima visita

e vedo che ha bisogno di una terapia medica

ma è ovvio che poi lo indirizzerò dal medico

se vedo che ci sono delle red flex

importanti è normale lo indirizzerò dal medico

ok perché che succede sennò cosa può succedere

se tu non indirizzi

per i farmaci in questo caso al mio contista

non indirizzi per red flex

cosa fa il paziente dopo un po ti chiama

e ti dici ma perché mi conservo i farmaci

ma perché se ho questi sintomi

quindi poi una problematica

devi affrontare quindi anche

protettivo da un punto di vista del professionista

oltre che di buona pratica

per il paziente

così come dalla parte medica se

un medico propone

per una problematica x

fai questo stretching e fai questa

un po di rinforzo così

il paziente o ti chiama

e devi saperla affrontare perché se

dici queste indicazioni sono ovviamente sbagliate

che sono a caso

oppure non funziona e si rivolge

un altro professionista

quindi ognuno

se rimane nell'ambito delle sue competenze

riesce tranquillamente a fare il proprio lavoro

e ci saranno

poi i casi in cui invece deve semplicemente deferire

a chi ne ne sa di più quindi

l'importante è trovare

un professionista che ti sappia accogliere

questa è la cosa più importante

mi riallaccio a questo discorso del referral perché ehm

molto spesso eh si dice che eh

fisioterapisti professionisti sanitari

x debbano fare il riferimento ai medici hmm hmm

non vedo perché non possa essere

il discorso al contrario cioè nel senso se io ho una eh

atleta eh pesista

professionista che ha un infortunio alla spalla

ma perché devo gestirla io se so che

posso indirizzarla a qualcuno che lo sa fare

meglio di me ho perso il lavoro

sì sono stato onesto nei confronti del paziente

sì ho fatto il suo bene

forse sì

se eh allarghiamo un po hmm l'argomento

infortuni più tipici oltre allo

back pain non lo so mettiamoci altri

infortuni tipici ma vi direi anche

al di fuori dell'infortunio

quei doloretti quelle

tensioni quelle parziali in validità che ritornano

no perché lo so che se faccio

quei movimenti il ginocchio il piede la spalla il

gomito senza andare nello specifico di queste cose qui

ci sono eh delle aree di intervento

su queste robe qui che prevedono la sedentarità

il riposo assoluto no

il riposo assoluto

si applica soltanto se c'è una problematica acuta

che ha come controindicazione l'attività

quindi sono un numero ristretto sono un po prima

delle reflex insomma sono situazioni comunque acute

in base non per forza

non per forza

cioè se tu per trauma

intendi un trauma

acuto sì ma esistono anche i traumi da sovraccadico

che presentano una parte acuta quindi diciamo che

eh dipende dall'acutezza della problematica

cioè in acuto sì devi devi riposare

poi discorso è come spesso mi capita

o i ragazzi devono fare il mondiale

l'europeo tutto quello

è ovvio che cerchi di trovare gli aggiustamenti

forzando un po la fisiologia eh dando

motivazione all'atleta trovando le strategie

cliniche ok però in una visione diciamo ideale

l'acuto è l'unico momento in cui l'atleta deve riposare

riposare

quella struttura deve far riposare no totalmente

cioè se tu hai un problema al polso

eh il polso e deve riposare ma noi

cinque quarti del resto del corpo

solo quel piccolo pezzetto deve riposare ok

quindi in questo senso la sedentarietà è una strategia

alle volte capita anch'io

alle volte capita che

che che consiglio

addirittura quando vengono molto acuti

scrivo comunque la terapia

però dico ci sentiamo fra una settimana

perché adesso non la iniziare

e quindi poi mi segno che lo devo sentire

per questo dico

e se poi rimani nel tuo e segui il paziente

poi comunque alla fine successo ce l'avrai

tendenzialmente

perché gli stai dietro

poi non è una settimana lui ti dà un feedback

una settimana è tre giorni

è dieci giorni se tu lo senti ti rendi conto

tu però devi fare comunque sempre una previsione

e in quel caso il lavoro consiste anche in un

nell'accettare un qualche giorno iniziale di assoluto

riposo

sì ma io nella mia pratica non cioè non ho problemi

affermare la gente

cioè nessuno poi si lamenta di questo cioè

non non ho mai problemi che qualche atleta

può essere ma perché poi l'atleta

lo sa quando sta male

cioè quando un atleta sta veramente male

si rende conto che ha bisogno poi di recuperare

parliamo sempre di fase cure

quindi l'atleta non è scemo magari è ottuso

magari è un po cieco da quel momento

però poi se tu sei veramente

incisivo lo guardi in faccia e gli dici

guarda che tu stai male

tu devi recuperare

recupererai e poi andiamo avanti quindi hmm atleta di

darretta cioè lo sai in corso

l'atleta allora la persona

il paziente sa tutto lo sa lo sa

devi soltanto farglielo capire in maniera più umano

e più professionale possibile ma la

teta lo sa quando deve sta

fermo non è che un fulminaccio è il sereno

non esiste questa cosa

è un fumi a celserino quando purtroppo c'è una red

flex ma fortuna so rare e quindi

non capiscono

frequentemente ma per tutto il resto

so al novantanove per cento le problematiche

l'atleta è ben consapevole di quello che deve fare tu

gli devi trovare il modo con cui fare

vabbè invece purtroppo capita il problema opposto

nel senso che visitando eh

diciamo la maggior parte dei medici che è popolazione

generale e io devo forzarli

per tornare al movimento perché come dicevamo prima

eh gli è stata fatta influenza negativa

su eh l'attività fisica eh le

l'esercizio fisico tutto

su tutte le problematiche che può causare

quando in realtà

è esattamente quello di cui avrebbero bisogno

e quindi devo convincerli che possono muoversi

anche perché

molto spesso ho il solo aspetto psicologico e eh

spezzare quel circolo vizioso

di ok questo movimento

ho paura di farlo perché mi fa dolore

riesco a farlo ah ok forse non c'è bisogno che

continua ad avere paura di questo movimento

quello ti permette di superare l'infortunio

o la patologia di interesse insomma vorrei anche

dire una cosa

se voi siete d'accordo

che spesso in questi termi tempi fisiologici

di di miglioramento e di guarigione ok

ci si infilano eh un sacco di

terapie tra mille virgolette dicendo che questo porta

miglioramento in realtà poi la persona

migliorerebbe anche senza

e eh qui

entra il grosso tema di

c'è evidenza scientifica su quello che stai facendo

ultimamente c'è anche molto

parlare per esempio su sulle terapie manuali

senza rieducazione e riatletizzazione

eccetera eccetera perché sembra che le evidenze

sulla sola terapia manuale siano deboli

come va affrontato questo argomento delle

delle evidenze scientifiche nei percorsi terapeutici

allora il fatto che noi abbiamo a disposizione

diverse terapie

non fa di ognuna di esse

degne di essere definita con evidenza scientifica

la dignità di evidenza scientifica deve essere provata

appunto da una serie di ricerche di una certa qualità

grazie alle quali si può dire ok

quella terapia è efficace

oltre il livello del placebo

per fare questo

perché far capire questa cosa faccio un esempio

il fatto che al supermercato ci sono tanti alimenti

non significa che tutti

sono salutari

e sono soprattutto adatti alla

al nostro bisogno

uguale per la medicina

il fatto che noi abbiamo tante

terapie non significa che tutte

hanno evidenza scientifica e che tutte sono adatte

al nostro percorso di recupero esistono poche

poche terapie con evidenza scientifica

che sono la terapia manuale

e l'esercizio terapeutico

e la parte di gestione psicologica ok

che hanno quella dignità per essere definite come

terapie tutte le altre

sono delle terapie senza

evidenza scientifica

tra cui i macchinari in particolare

ovvio tra la terapia manuale

l'esercizio terapeutico la

gestione psicologica ci sono dei livelli di efficacia

diverse diverse sicuramente

però sono efficaci in misura diversa ma sono efficaci

tutto il resto non è scientificamente efficace

e qual è il problema di praticare

delle terapie senza evidenza scientifica

il problema è che si perde tempo

si investe da un punto di vista emotivo

da parte anche del professionista ma soprattutto

da parte del paziente

in un qualcosa che statisticamente non è efficace

si perdono dei soldi

altro elemento molto importante

quindi tu perdi delle risorse

applicando una medicina non basata sulle evidenze

e soprattutto

allunghi il tempo

se tu non prendi una medicina basata sulle evidenze

il tempo si allunga

e già soprattutto per le tendinopatie

sono i tempi molto lunghi

se li allunghi ancora di più

il paziente non recupererà mai

quindi praticare una medicina basata sulle evidenze

permette di fare un recupero efficace ed efficiente

quindi risolutivo e soprattutto col minor

dispendio di energia

abbiamo escluso tutti gli elettromedicali tutti

tecarionoforesi ultrasuoni

laser ah questi in particolare proprio

assolutamente sì

c'è una blandissima eh evidenza su leon de durto

che risultano comunque

poco efficaci e non superiori a altri trattamenti

molto meno costosi

e molto meno invasive

perché sono dolorose e costose le onde d'urto

che abbiamo già a disposizione

quindi noi abbiamo gli

degli strumenti

non abbiamo bisogno di altri

strumenti poi oh se la ricerca dovesse scoprire

altre possibilità ben venga

ma già le abbiamo per curare

già le abbiamo gli strumenti

vanno applicati però vanno applicati

in maniera logica un sequenziale qualcuno dirà

eh ma ho fatto x tegaro x elettromedicali

e sono stato meglio

è stata l'evoluzione naturale della problematica

non è stato quel fattore

a determinare

una tua guarigione è stata l'interazione col terapista

è stato appunto il tempo che è passato

sono stato tutto insieme di fattori contestuali

che hanno partecipato alla tua guarigione

perché il singolo elemento se è stravolato dal contesto

o sia

elettromedicale non ha dimostrato di essere superiore

rispetto al placebo

questo vale anche per

la sola terapia manuale

la terapia manuale ha un'evidenza limitata

limitata da vari punti di vista

limitata come

popolazione di riferimento cioè

persona a cui la applichi

limitata alle skill del paziente

e alle skill del terapista limitata

alla recettività

anche di quella che può essere il gusto

può essere il gusto del paziente

quindi ha un'efficacia limitata

soprattutto nel breve termine

da un punto di vista proprio neurofisiologico poi hmm

ci sono dei casi in cui

comunque il beneficio si può protrarre nel tempo

in quel caso semplicemente

non c'era una vera problematica fisica

capita anche a me che alle volte

applico una terapia manuale

e poi il paziente sta bene

e gli rimane questo beneficio io sono contentissimo

non spiego tutti questi dettagli ma perché se hmm

certo cioè sarebbe un

inu poi quello me lo chiede

lo spiego ma sarebbe un inutile

infarcire di parole

un processo che già comunque è andato bene

basta che però il

professionista è consapevole

cioè il discorso è che tu puoi far stare meglio

anche solo con la terapia manuale

un paziente però di essere consapevole che

uno non aveva una vera patologia due

è comunque una situazione

contestuale che è legata ad altri fattori

che tu non hai magari

considerato che comunque hanno partecipato

quindi al netto di questo

è ottimo

utilizzarlo con i limiti che ovviamente può avere

eh concordo

perfettamente con tutto quello che ha detto il collega

eh capisco che sia difficile eh studiare

informarsi e aggiornare

su quelle che sono le terapie basate sulle evidenze

ma è l'unico modo che abbiamo per

eh trattare eh il paziente con scienza e coscienza

eh come diceva eh prima castellano eh

la maggior parte

dei pazienti ti riferiscono di avere avuto

miglioramenti in seguito a terapia x

eh perché purtroppo

sia tra i clinici che tra i pazienti

il criterio temporale viene spesso utilizzato

come relazione causale ovvero sì

eh b viene dopo a e io nel mentre ho fatto x

allora è è stato per x

purtroppo non è così perché eh stabilire un nesso di

causalità tra due eventi è una

tra le cose più difficili da fare in medicina

non a caso esistono gli studi randomizzati controllati

doppio ehm doppio cieco in con un placebo

controllati eh questo perché si provano a ehm

estrapolare o a estrarre tutte quelle

che sono le variabili che potrebbero influenzare

quella singola

quel singolo fattore che si prova a andare a studiare

eh e come dicevo prima ci sono

il criterio temporale è solo uno

dei tanti che deve essere

necessario per poter stabilire un nesso casuale

eh ci sono sono dieci criteri di eh

barefoot deal che vengono utilizzati per stabilire se

ci sono c'è una relazione

causale tra due eventi

e se non tutti vengono rispettati io non posso dire

se quello che sto facendo

è stato realmente utile o efficace per il paziente

e allo stato attuale

eh non ci sono evidenze che supportano

le terapie che ha prima eh

menzionato michele quindi eh

se io le utilizzassi e il paziente ne trae beneficio

non ho fatto comunque

il suo bene perché ho sostanzialmente venduto

una terapia che poteva essere

dell'acqua fresca perché

anche quella ha lo stesso livello di evidenze

quindi perché devo

mettermi a

vendere o spacciare una terapia come efficace

quando in realtà non lo è

parlando di evidenza immagino che anche tutti quegli

interventi e consigli che sono capitati anche a te

quindi non fare altra attività che non sia

un po di ginnastica in acqua per tutta la vita

non hanno evidenze questi consigli

no no ehm perché molto spesso

quello che eh vedo è che eh

i professionisti del settore in particolare i medici eh

hanno proprio una incapacità fisica nel eh

ammettere quello che non sanno

e quindi piuttosto di dire quello che non sanno

della serie ok

questa cosa io non ti so rispondere a questa domanda

magari ti affido a qualcuno che lo sa fare

e che ti può aiutare

eh se ne escono con questi sfondoni

per cui non puoi fare più attività fisica

per il resto della tua vita perché non si sa

neanche bene perché molto spesso non sanno neanche

motivare eh il

questa raccomandazione

tra l'altro c'è una pubblicazione anche carina che su

proporzionata

la popolazione praticante mette a paragone

rischi di morte trasporto estremi e sedentarietà

ed è paragonabile a favore degli sport

estremi estremi he he questa cosa è fantastica he he

e cioè e se consideri anche

e se consideri anche quante poche persone

fanno sport estremo esatto eh sì sì sì

ma perché anche in quel caso si

si considera sempre l'ermismo cioè o sto

bloccato a letto

oppure devo fare ultramaratone e

sollevamento pesi massimale sì ma comunque avevano meno

e in ogni caso staresti meglio nella seconda opzione

meglio

spaccarti da solo che essere spaccato dal destino

spaccato controllato esatto spaccato

preventivato almeno lo sai prima

avete qualcosa da aggiungere

abbiamo detto tanto anche troppo

consigli per gli acquisti ok

consigli sì un po quello di riferirsi

comunque a dei professionisti che abbiano comunque un

background

ehm oggettivabile

quindi che abbiano fatto comunque un percorso teorico

e poi pratico con i pazienti documentabile

condivisibile possibilmente palese

quindi con tutte quelle che possono essere i mezzi di

di comunicazione

oggi disponibili

e al netto di questo poi seguite la scienza

concordo aggiungo che se non riuscite a trovare questo

tipo di professionisti

potete tranquillamente

he he diventarlo voi studiare e imparare

penso che sia stato il percorso di entrambi alla fine

eh sì tu hai avuto un infortunio

io sì con il rugby no ero il paziente zero

sì io avevo un'instabilità di spalla

eh un'instabilità posteriore

che mò non voglio fa il vecchio però diciamo che

venticinque trent'anni fa ehm

non c'erano le tecniche chirurgiche

evolute per quel tipo di problematiche

e comunque è rara

un cinque percento di instabilità di spalla

quindi è una cosa un po particolare

e mi ricordo che vagavo a quattordici anni

circa con con mia mamma

per questi all'epoca luminari

ortopedici e ricevevo tutti dei pareri

totalmente avulsi

già all'epoca

che ero un ragazzino

quindi che non avevo le competenze

però già mi sembravano

dei pareri assolutamente allucinanti tra cui

uno che è quello proprio che mi spinse dalla forte

ehm dal forte dolore che mi scaturì eh le sue parole

che mi disse o segui

a me o dopo di me c'è lourdes

e questo mi voleva ingessare la spalla mi ricordo

mi voleva ingessare la spalla tremate tremate

ma percibi talmente la violenza delle sue parole

hmm la sua arroganza che decisi

ok allora mi state

tutti sul cazzo mi metto a studiare io

e quindi eccomi qua insomma quindi hmm

e questa cosa sicuramente

mi ha avvicinato e mi ha motivato

a stare dalla parte dei pazienti

quindi quando un ragazzo mi deve

hmm spiegare il suo dolore hmm

se già l'hai subito lo comprendi molto meglio

a me mi serve un busto

cinque mesi di busto

per immobilizzare la

clavicola poi andai dal dottor di giacomo hmm

eh che hmm con una spesa

del tutto in risoria ha ha mi disse

levatevi sto coso non serve a niente

buttato cinque mesi e mi disse

anche guarda o fai rinforzo e vai bene così

vai tranquillo

sennò quarantamila euro te la sistemo operiamo

cioè però secondo me va bene il rinforzo

ho detto anche secondo me va bene il rinforzo

cinque mesi buttati

capisco tra l'altro aggiungo una piccola cosa io ho

avuto un fidanzamento

formativo con un tecnico ortopedico

e ho scoperto un sacco di cose

anche dalla parte dei tecnici

ortopedici che ovviamente progettano costruiscono

boh eh protesi e ortesi eccetera eccetera

interventi interventi anche in urgenza eccetera

e anche lì il tasso di evidenza scientifica

spesso è molto molto basso ma

condividevamo anche

liste d'attesa per

operazioni su alcune problematiche del piede che poi

non esistevano

eh mi sa che serve un altro podcast per trattare

tutti questi argomenti

sì sì però ecco anche lì

ci stanno un sacco di cose interessanti

ci saranno altri episodi

sarete rinvitiati volentieri

arriveranno anche altri personaggi ho ricavato

una persona che ogni tanto capita in italia

e faremo un bellissimo episodio su tema

stranger conditioning

insomma tanta roba

grazie a te grazie a voi grazie a te max

spero che sia stato illuminante anche per chi è a casa

soprattutto per

quanta appunto evidenza c'è sul

sull'accompagnare

rinforzo esercizio terapeutico ovviamente

misurato su ogni caso specifico

e come individuare quali sono i professionisti

diciamo più produttivi senza usare

termini che possono essere

magari offensivi

grazie alla prossima

buon lavoro a tutti

buon recupero